Il quinto centenario della morte del Giorgione sarà, in capo a due mesi, destinataria di una mostra ambiziosa, complessa, dalla fortissima base scientifica, ma soprattutto un evento artistico all'interno di un avvenimento più importante per il territorio della Marca. Per la prima volta nella storia, infatti, il brillante percorso presentato ieri a Roma dai curatori Lionello Puppi (presidente del comitato regionale per le celebrazioni dell'anniversario), da Antonio Paolucci (direttore dei Musei Vaticani ed ex ministro dei Beni Culturali) e da Enrico Maria Dal Pozzolo (Università di Verona, considerato il più grande esperto sull'artista) sfugge all'orbita 'attraente' delle grandi città d'arte per essere ospitato nel Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto (Treviso), paese natale del pittore dei misteri, cui si attribuiscono con certezza appena una decina di opere.
A Castelfranco Veneto che da centro produttivo si trasformerà in capitale di cultura a partire dal prossimo 11 dicembre, ce ne saranno ben sei: segno dello sforzo colossale portato nell'organizzare un'esposizione che conta sul supporto di Comune, Provincia, Regione, Fondazione Monte dei Paschi e Fondazione Antonveneta, fra gli altri, e che in totale presenterà circa 120 opere, prestate anche dalla Galleria Borghese, da Capodimonte, dalla National Gallery, dall'Ermitage. Tra dipinti, disegni, sculture, si tenterà di riscoprire un pittore enigmatico al punto tale da far ritenere ad alcuni di non essere mai esistito: così Puppi promette sorprese sul piano documentario, prove inconfutabili dell'attività di un personaggio che frequentò Tiziano, fu amico di Sebastiano Del Piombo e amava Leonardo, considerato l'inventore del paesaggio in pittura prima ancora dei fiamminghi ma che pure rimane sconosciuto a tanti amanti dell'arte moderna.
Per Maria Gomierato, sindaco di Castelfranco, l'occasione è straordinaria: «La città si è impegnata in questa sfida impegnativa ma entusiasmante fin dall'anteprima del maggio scorso, quando abbiamo aperto in museo dedicato a Giorgione in quella che fu la sua casa. E tutta la città, tutto il territorio crede in questa sfida, a partire dai protagonisti della società civile, con i volontari che hanno garantito la loro presenza in museo per il periodo dell'esibizione, fino alle aziende della zona che si sono rese disponibili ad 'adottare' un'opera di Giorgione».
Il percorso, ideato come un sistema di scatole cinesi comunicanti, si compone di sei sezioni, proponendosi di raccontare la figura del pittore non solo attraverso le opere autografe, ma anche mettendolo in relazione con i suoi collaboratori e le sue fonti di ispirazione, da Durer al Perugino. E si prosegue anche al di fuori del Museo, ad ammirare la celebre Pala, il più famoso dei dipinti di Giorgione, da poco tornato a splendere dopo un complesso intervento di restauro.