Roma. La pittura di un impero
Un dubbio si insinua nel visitatore della mostra Roma. La pittura di un impero, alle Scuderie del Quirinale (da oggi 24 Settembre al 17 gennaio 2010): che senso ha portare in un museo romano quello che si vede tutti i giorni a Ostia Antica e a Palazzo Massimo alle Terme o esporre decine di affreschi staccati che a solo due ore di treno possono essere ammirati nel Museo Archeologico di Napoli e a Pompei? La risposta sta nella rara occasione di poter paragonare e leggere immagini che hanno molto in comune ma sono fisicamente distanti tra loro, come quando si sfogliano le pagine di un libro.L’esposizione è di sicuro un’occasione irripetibile per analizzare e mettere in ordine opere che sono state smembrate e allontanate nel tempo. Al pubblico è offerta la possibilità di leggere l’evoluzione di una vicenda artistica appassionante, in cui sono messe una dietro l’altra opere straordinarie, per raccontare la trasformazione dell’antica pittura romana, che tanto deve al modello greco classico. 'Del tutto perdute sono le opere della grande pittura dei maestri greci, come Apelle - afferma il porfessor Eugenio La Rocca, curatore della mostra - Malgrado ciò, la ricca documentazione romana superstite ci permette di avere un quadro abbastanza preciso sull’evoluzione dell’arte pittorica dalla Grecia a Roma'. Mentre oggi siamo abituati ad associare l’arte antica al bianco, questa mostra ha il pregio di illustrare ancora una volta come gli artisti dei primi secoli dopo Cristo apprezzassero il colore e sapessero dosarlo con grande maestria. Se gli affreschi di Pompei testimoniano la passione per quel rosso che dal Settecento si è affermato nella decorazione di tutto l’occidente, alle Scuderie si possono ammirare anche azzurri, blu intensi, neri e grigi che ancora oggi appaiono estremamente moderni. Sono i toni sui quali i patrizi chiedevano di affrescare scene d’amore, di caccia e mitologiche, per decorare le loro ville. Una moda che si diffuse in tutte le province dell’Impero Romano, dove anche gli stranieri vollero cercare di sentirsi 'un po’ romani'. Ne sono la prova lampante i ritratti funebri del Fayyum, l’oasi egiziana che ci ha restituito centinaia di volti dipinti su legno, destinati a completare le sepolture dei ricchi tra il I e il III secolo dopo Cristo. A guardarli bene, si notano nei loro volti i tratti di popoli orientali e africani, che in punto di morte vollero però farsi ritrarre pettinati e vestiti come i senatori e le matrone. È la testimonianza di come l’Impero Romano non seppe esercitare soltanto un dominio politico e militare, ma soprattutto un’influenza culturale che entrò nelle case e nelle abitudini di milioni di persone per oltre quattro secoli. Fonte: Quotidiano Il Roma del 23 Settembre 2009 Roma. La pittura di un impero Scuderie del Quirinale - Via XXIV Maggio 16, Roma Tel: +39 06-39967500 Web: http://www.scuderiequirinale.it |
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