66ma Mostra del Cinema di Venezia

66ma Mostra del Cinema di Venezia Giorni decisivi in Laguna per decidere il destino degli italiani protagonisti alla 66ma mostra del cinema di Venezia; confermato Tornatore, in lizza Placido, Comencini, Diritti, Angelini, Guadagnino.
Ultime settimane per chiudere il cartellone della Mostra del Cinema di Venezia e per scegliere i film italiani in competizione nella selezione ufficiale. Confermato il battesimo festivaliero con Baaria/La porta del vento di Giuseppe Tornatore, pare sicuro Il grande sogno di Michele Placido, mentre il resto si gioca tra Lo spazio bianco di Francesca Comencini, L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, Vivo di Alessandro Angelini e Io sono l’amore di Luca Guadagnino.

Erano vent’anni che un film italiano non benediva l’inizio della Mostra. Tornatore si mette in concorso con una superproduzione che speriamo non schianti la dichiarata ambizione di fare il suo film 'più personale'. In effetti, basta scorrere la folla del cast per rendersi conto dell’articolazione tri-generazionale della storia che dovrebbe andare dalla prima guerra mondiale alla Repubblica inoltrata e fare della trama familiare un controluce della storia nazionale.

Dentro ci stanno i giovani Francesco Scianna e Margherita Madè, e poi Laura Chiatti, Lo Cascio, Bova, Beppe e Rosario Fiorello, Salemme, Placido, Lavia, Angela Molina. Baaria, ha spiegato il regista, sta in mezzo tra realtà e immaginario, come accade quando si entra nel territorio della memoria e, dunque, di una rappresentazione che trasfigura di per sè le cose e gli uomini. Evoca, per un verso, un suono misterioso che apre lo scrigno del ricordo, per l’altro, è la città natale, una di quelle in cui l’andirivieni su e giù per il corso costituisce un rituale che cadenza lo scorrere del tempo.

Dunque un affresco sospeso tra la potenza dei sentimenti (l’amore, l’utopia) e il kolossal/soap. Anche Michele Placido sembra animato dalla stessa intenzione con il ritorno-flashback al Sessantotto, di cui vuole celebrare lo slancio vitale e modernizzante, recuperando il versante personal-biografico attraverso il protagonista Nicola/Scamarcio che proprio come lui si arruola in polizia per continuare a studiare all’Accademia d’arte drammatica.

Tutto comincia con uno scrittore - Andrea/Placido - che quarant’anni dopo torna all’Università e a Valle Giulia. Meno 'sociologici' gli altri papabili. Esistenziale al femminile Lo spazio bianco in cui Cristina Comencini, a partire dal libro di Valeria Parrella, esplora l’attesa impaziente, il vuoto di una madre - Maria/Margherita Buy - che, superati i quaranta, ha partorito 'in anticipo' e si trova a vivere il vuoto che separa dalla vera nascita. Esistenziale, ma al maschile, lo spaesamento paterno di Sergio Castellitto che in Vivo di Alessandro Angelini va alla ricerca, oltre il confine friulano, dell’uomo che vive con il cuore del figlio.

Resistenziale e documentaristico L’uomo che verrà, opera seconda di Giorgio Diritti sulla strage Marzabotto, che assume il punto di vista di una bambina, usa il dialetto e mescola attori professionisti (Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Diego Pagotto) e non. Infine, il melodramma/lotta di classe Io sono l’amore di Luca Guadagnino: una signora della buonissima società milanese - Tilda Swinton, affascinante musa del regista - s’innamora di uno chef geniale.

Fonte: Quotidiano Il Venezia del 18 Luglio

Ultimi ritocchi per la Mostra del Cinema di Venezia, tanta curiosità per il cartellone del concorso messo insieme dal direttore Marco Muller e uno stuolo di stelle pronte a illuminare di sè il tappeto rosso. Mancano due giorni all’inizio della rassegna più gloriosa e vetusta della settima arte e il Lido si prepara ad accogliere il popolo di cinefili e addetti ai lavori che seguirà le quasi due settimane di Venezia 66 con restyling di spazi e sale, in attesa del nuovo Palazzo del Cinema (previsto per il 2011).
Si parte in pompa magna, con Baarìa di Giuseppe Tornatore, saga/Novecento intergenerazionale nella culla siciliana del regista, che minaccia di riempire la Sala Grande del Palazzo del Cinema solo con il cast: accanto ai debuttanti Francesco Scianna e Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Enrico Lo Verso, Vincenzo Salemme, Beppe Fiorello, Raoul Bova, Giorgio Faletti, Luigi Lo Cascio, Nino Frassica. Insomma, uno strabordante catalogo dell’immaginario cine-televisivo nazionale.

Dietro di loro, incalzano Castellitto e la Birkin per 32 vues du Pic Saint Loup di Jacques Rivette e il trio Argentetro/Trinca/Scamarcio per il Sessantotto di Placido. In ogni caso, erano secoli che un film italiano non apriva la Mostra. Un atto di fede da parte di Muller nei confronti dell’altalenante pellicola italica, sostenuta dalla firma d’autore di Tornatore, che racconta di aver fatto 'il suo film più personale').

Una copertina illustre illustre dietro alla quale si preparano a scendere in campo i titoli selezionati secondo una bussola ondivaga, spalancata su tutti i punti cardinali, con una particolare predilezione per l’Est e per il Sud del mondo, alla ricerca del cinema sotto tutte le spoglie possibili (anche quelle mentite...): cineasti di fama, alti e bassi, trash e lirici, videoclippanti e pittorici, immersi nella finzione fino a farla saltare, alla ricerca della realtà, fino a denunciarne le trappole naturalistiche. Venezia guarda ovunque e non ha paura degli accostamenti: lo stilista Tom Ford e l’iconoclasta Michael Moore, il paradossale Van Dormael e il memorial/sociologico Placido, il Camerun in rivolta di Claire Denis e le guarigioni di Lourdes di Jessica Hausner, il cataclisma di John Hillcoat e la maternità in attesa di Francesca Comencini, il rimosso della guerra libanese di Samuel Maoz e gli anni ’50 della Taiwan di Yonfan.
Così, si spiega l’omaggio al 'reietto' erotismo di Tinto Brass e la sezione sul 'Controcampo italiano', il Leone alla carriera al pixar John Lasseter e lo scandaglio nel passato con la rassegna 'Fantasmi del passato' (evento speciale il restauro de La Grande Guerra di Mario Monicelli).

La Mostra è una cartina al tornasole, dove i film reagiscono l’uno sull’altro e lo sguardo dello spettatore non solo registra ma diventa il diagramma della loro complementare diversità. Certo, ci sono sei film americani e quattro italiani, perchè oltre alla mappa dell’immaginario conta anche la geopolitica, ma saranno le scelte a dire della loro autonomia e della forza delle opere. Muller conferma: «È esattamente la mostra che volevo fare».

Fonte: Quotidiano Il Venezia del 31 Agosto 2009





66ma Mostra del Cinema di Venezia
Palazzo Mocenigo - San Stae, 1990 - 30125 Venezia
Tel: +39 041-2726501
Web: http://www.labiennale.org/it/cinema/



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