Potere e splendore perché la raffinatezza è coniugata a un'ambizione di perfezione. Tre secoli di arte giapponese, dal 1568 al 1868, sono rievocati in una mostra che si tiene nel Palazzo Reale da lunedì all'8 marzo con oltre 200 pezzi, in gran parte grandi pannelli dipinti, ma anche oggetti d'uso, provenienti dai principali musei giapponesi, come quelli di Tokyo, Osaka e Kyoto.
«Proprio nel confronto e nella relazione con una civiltà altra possiamo rilanciare antiche vocazioni municipali e nuove aspirazioni urbane, per sorprendere. Per sorprenderci. Là dove l'ospitalità fa la differenza. Di più, l'ospitalità è differenza, perché la città è lo spazio creativo dell'umano incontro», dice l'assessore alla cultura, Massimiliano Finnazer Flory. Il primo periodo preso in esame va dal 1568 al 1615 ed è denominato Momoyama, dalla zona vicina alla capitale Miyako (l'attuale Kyoto), ricca di castelli. Furono anni travagliati da una interminabile guerra civile, ma videro il fiorire di una pittura con ricchezza cromatica e forza espressiva, raffigurante paesaggi, scene di vita ed animali, in base alla tradizione giapponese, ma anche cinese.
Gli emergenti signori del Giappone, ansiosi di vedere affermato il prestigio raggiunto, adornavano i loro castelli con queste pitture.
Segue il periodo dal 1615 al 1868, che prese il nome di Edo (ora Tokyo), un piccolo villaggio sviluppatosi rapidamente fino ad arrivare al milioni di abitanti e divenire la più popolata città del mondo, nonostante subisse diversi incendi disastrosi. A differenza del precedente, il periodo Edo fu favorito da una lunga pace. Grande spazio all'arte da lunedì, per il giorno di Sant'Ambrogio, oltre alla mostra a Palazzo Reale, per la prima volta nella loro storia, la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo Vinciano rimarranno aperti in via straordinaria e gratuita.
L'evento è reso possibile grazie al contributo della Banca Popolare e al lavoro del Direttore e Soprintendente di Brera, Sandrina Bandera, del direttore regionale Mario Turetta. «Un grande risultato di rilevanza anche simbolica» , ha detto la Bandera. «Un un giorno di festa per tutta la città di Milano offrire un'opportunità di svago gratuito, è importante perchè in questo modo la cultura scende dal piedistallo per diventare popolare ed accessibile a tutti».