La villa Aldobrandini di Roma, con il palazzo, i manufatti di servizio e il giardino, e' appartenuta dal 1566 a Giulio Vitelli, che commissiona nel 1575 a Carlo Lambardi la costruzi one di un ingresso con loggia sovrastante, aperto sulle pendici del Quirinale, in prossimita' della Strada Pia.
Con chirografo del 3 aprile 1601 il Papa Clemente VIII dona la villa al cardinal nipote Pietro Aldobrandini, che la fa restaurare da Giacomo Della Porta e vi sistema una importantissima quadreria ed una collezione antiquaria.
Dopo un rinnovamento settecentesco del giardino ad opera di Gabriele Valvassori, il 18 aprile 1811 la villa Aldobrandini viene acquistata dal conte Francois Alexandre Sextius Miollis, che ristruttura l’insieme dandogli una configurazione neoclassica.
Intorno al 1846, il giardino della villa acquista caratteri paes istici, su commissione di Camillo Aldobrandini, che fa costruire il ninfeo di Ve nere, opera di Giovanni Battista Benedetti.
L'apertura della via Nazionale lascia un segno rilevante nel complesso: nel 1875 viene espropriata la parte sulle pendici del Quirinale e negli anni successivi si procede al taglio delle pendici del colle per l’apertura della via, all'edificazione dell'area espropriata ed alla realizzazione di due padiglioni e dell'ingresso con scale che costituiscono, con il muro di sostegno della parte restante della villa, il prospetto del complesso sulla nuova strada.
Dopo una serie di piccoli interventi nell’edificio principale, condotti alla fine dell'Ottocento ed agli inizi del Novecento, il principe Giuseppe Aldobrandini nel 1906 incarica l’architetto Francesco Strocchi di redigere una serie di progetti di ristrutturazione dell’edificio, elaborati nello stesso anno, nel 1908, nel 1910 e nel 1912: le nuove costruzioni, che occupano parte del parco, presentano i caratteri neocinquecenteschi usati nei nuovi palazzi gia' edificati sulla via Nazionale.
Poiche' questi progetti non vengono approvati dalle pubbliche autorita', il principe Aldobrandini incarica l’architetto Marcello Piacentini nel 1913 di predisporre un altro progetto, che viene presentato dall’architetto in quell’anno alla Commissione Edilizia del Comune e al Consiglio Superiore delle Belle Arti, suscitando un ampio dibattito.
Nel 1923 villa Aldobrandini passa in proprieta' alla Societa' Industria Alberghi di Roma e per quest’ultimo committente il Piacentini presenta due serie di progetti, nel 1923 e nel 1925, progetti che recuperano solo un’idea del gusto rinascimentale che aveva ispirato il progettto del 1913, accentuando invece il carattere intensivo delle nuove fabbriche.
Nel 1925 si da' inizio ai lavori e vengono in luce alcuni resti di botteghe ed abitazioni romane legate ai vicini Mercati di Traiano.
Con Regio Decreto Legge 10 gennaio 1926 n.4 viene espropriata quindi la villa ed assegnata in parte al Comune di Roma (i tre padiglioni e parte del parco) ed in parte al Ministero degli Esteri (il palazzo principale e la parte restante del giardino), per destinarla a sede dell’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato.
A partire dal 1927 il Governatorato fa sistemare la parte comunale della villa.