La struttura architettonica. Si ispirava a forme gotiche provenzali, venne poi 'modificata' nel ‘700. Nonostante il bombardamento subito nel 1943 e la ricostruzione il complesso monastico resta un gioiello artistico, meraviglia per gli occhi e per l’animo di turisti e napoletani.
Munasterio ‘e Santa Chiara è diventato un classico della canzona napoletana nel mondo. Scritta nell’immediato dopoguerra dal duo Galdieri – Barberis prende ispirazione da quello che è uno dei monumenti più belli presenti nel centro storico di Napoli, a due passi da Piazza del Gesù. Una canzone che trae spunto dall’incendio del 1943 (in seguito a bombardamenti) che durò quasi due giorni con il quale una parte dei capolavori presenti andarono perduti.
La chiesa, vero gioiello d’arte andò quasi distrutta per intero. Già però dall’ottobre del 1944 grazie all’opera ed al personale interessamento di Padre Gaudenzio Dell’Aja, Rappresentante dell’Ordine dei Frati Minori, cominciarono i lavori per la ricostruzione e la Basilica di Santa Chiara venne riportata al presunto aspetto originario (che all’epoca suscitò anche qualche polemica). Ristrutturazione che ebbe termine con tempistiche record per l’epoca tanto che nel 1953 gran parte dei lavori era conclusa.
In origine il complesso della Basilica ed il complesso monastico di Santa Chiara furono costruiti intorno alla metà del 1300 su un precedente complesso termale romano per volere di Roberto d’Angiò. La struttura architettonica originaria si ispirava a forme gotiche provenzali ma quest’ultima venne poi 'modificata' nel ‘700 da Domenico Antonio Vaccaro che si ispirò ai classici dettami dell’architettura barocca. La volta venne decorata con stucchi e affreschi di Francesco de Mura, Giuseppe Bonito, Sebastiano Conca e Paolo de Maio.
Il bombardamento del 1943 però distrutto quello che era uno dei capolavori del barocco napoletano. Oggi l’ingresso è formato da un grande portale in stile gotico che sormontato da un’unghia aggettante di lastre di piperno. La facciata invece è preceduta da un pronao con arcate ogivali. L’interno è formato da un’unica navata rettangolare, disadorna e con dieci cappelle ai lati. Sullo sfondo è visibile il sepolcro a Roberto D’Angiò, opera di Giovanni e Pacio Bertini. Ai lati del sepolcro del re ci sono quelli del primogenito Carlo e di Maria di Valois, entrambi eseguti da Tino di Camaino, e quello di Maria di Durazzo, opera di un ignoto.
Tra le cappelle interessantissima sicuramente la nona che ha conservato la struttura barocca ed è il sepolcreto ufficiale della famiglia Borbone dove riposano i Re del Regno, da Ferdinando a Francesco II. Resta invece davvero poco dell’opera di Giotto (Le Storie Testamentarie e L’Apocalisse sono andate quasi interamente perdute). Di particolare interesse invece i tre chiostri presenti nel complesso, meta ogni anno di un enorme afflusso di turisti.
Il Chiostro delle Clarisse, il più importante dei tre, venne completamente modificato dall’opera del Vaccaro che mantenne si la struttura in stile gotico, ma ridisegnò per intero il giardino arricchendolo con delle preziose 'riggiole' maiolicate che vennero poi risistemante nel restauro del dopoguerra.
All’interno del giardino poi sono presenti, in un ambulacro degli affreschi barocchi con due stupendi viali fiancheggiati da panchine 'maiolicate' con motivi di paesaggi e scene mitologiche (secondo la moda barocca). I due chiostri minori hanno conservato anch’essi la struttura gotica originaria.
Fonte: Quotidiano Il Napoli del 30 Novembre 2009
Foto Basilica di Santa Chiara a Napoli
Hotel & B&B Vicino a Basilica di Santa Chiara a Napoli
Basilica di Santa Chiara a Napoli Basilica di Santa Chiara - 80134 Napoli Tel. 081-5521597 Web: http://www.santachiara.info