Napoli sotterranea. Cunicoli, grotte, cappelle, tutte testimonianze di vita in una 'Napoli parallela'. Le prime cave risalgono al III secolo a.C. ad opera dei greci, servivano ad estrarre blocchi di tufo per costruire le mura della città, ma è con i romani che il reticolo di sotterranei inizia a espandersi.
Scendere nel cuore di Napoli è come balzare all’indietro nel tempo, respirando il forte odore di storia e cultura di cui questa città è fortemente intrisa. Da Neapolis, come veniva chiamata in epoca greco-romanica, all’attuale Napoli la città si è evoluta non solo orizzontalmente, espandendo sempre di più i suoi confini, ma anche verticalmente. Le prime cave sotterranee risalgono al III secolo a.C. e sono opera dei greci, il loro scopo era quello di estrarre blocchi di tufo per poter costruire le mura della città, ma è con l’epoca romana che il reticolo di sotterranei inizia a espandersi esponenzialmente, scavando fino a trenta metri di profondità.
Il tufo, una roccia tenera e friabile, largamente utilizzata per le costruzioni edilizie del tempo, di cui è composto il sottosuolo di Napoli ha consentito la realizzazione di una vera e propria città sotto la città. Il centro storico della città, tra San Biagio dei Librai, vicino all’antica via dei pastori e dell’arte presepiale, e piazza San Gaetano, corrisponde ad un mondo parallelo nascosto. Famosissimi sono i suoi acquedotti di epoca romana, una rete idrica alimentata direttamente dalle sorgenti del Serino, che distano circa settanta chilometri dal centro della città, ma altre diramazioni dell’acquedotto, di età Augustea, arrivano fino a Miseno per alimentare la celeberrima 'Piscina Mirabilis', una cisterna d’acqua potabile, che aveva funzione di approvvigionare la flotta romana.
Napoli è stata tra le prime città ad avere l’acqua potabile nelle abitazioni. In corrispondenza della chiesa di Sant’Anna, in via Sant’Anna di Palazzo, c’è un’altra cappella sotterranea omonima che durante il secondo conflitto mondiale, venne usata come riparo dagli attacchi aerei. Di seguito, specialmente durante i conflitti, le cisterne furono adibite a rifugi o ricoveri di guerra, uno dei più grandi, recuperati ad opera dell’associazione Laes, è di circa tremila e duecento metri quadrati, dove è possibile ancora oggi vedere il vecchio impianto elettrico o dei bagni di fortuna ricavati dalla nuda roccia.
Alcuni dei cunicoli di epoca romana sono stati invece scavati direttamente con scalpello e martello, strettissimi, dove inoltrarsi è davvero una impresa difficile; benché la stanchezza per il lungo ed estenuante percorso sia forte, non ci si rende effettivamente conto del tragitto percorso, e da via Sant’Anna è possibile risalire, scorgendo finalmente la luce a via Chiaia. Muoversi attraverso i sotterranei della città suscita delle forti emozioni, la vita è testimoniata da alcuni interessanti graffiti disegnati durante il periodo bellico, con volti di donne, il profilo di Mussolini, finanche la bandiera dei Savoia e scritte che forse scaramanticamente incitavano alla resistenza, esorcizzando la paura della guerra, e rendono oggi più folcloristico il percorso.
Fonte: Quotidiano Il Napoli del 27 Novembre 2009
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