La bocca della verità a Roma è un antico cilindro in marmo, con diametro di 1,75 metri del peso di circa 1300 Kg, posto nella chiesa di Santa Maria in Cosmedin; risale al I secolo d.c. e rappresenta un volto maschile con buchi agli occhi, al naso ed alla bocca. La leggende associate alla bocca della verità sono varie; all'inizio veniva considerata un oracolo, fino a quella attuale in cui si dice debba mostrare quando una donna avesse commesso adulterio a suo marito.
Una mini-tassa occulta ed esentasse nei forzieri del Vaticano, che arriva sotto forma di pioggia di monetine sonanti dalle migliaia di turisti che ogni giorno visitano la Bocca della Verità. Il business mordi e fuggi è semplice, immediato e garantito. Da qualche tempo, sarà ormai un annetto, la foto di rito con la mano all’interno della bocca spalancata nel faccione del fauno pagano, capace secondo la leggenda di riconoscere chi racconta frottole e mozzare la mano di mogli e mariti fedifraghi, costa 50 centesimi.
La fila dei turisti è controllata da un inserviente, con tanto di spilletta ufficiale, messo lì ad accompagnare il flusso di visitatori dalla confraternita di suore, che gestiscono la basilica di Santa Maria in Cosmedin, dove il faccione pagano del fauno alberga dal lontano 1631.
E così, nel pronao della basilica è stato allestito un percorso con tanto di 'red carpet' delimitato ai lati da due cordoni, del tutto simile a quello che trovi alle poste per indirizzare gli utenti allo sportello oppure i viaggiatori all’aeroporto per fare il check in. Manca soltanto la riga gialla verniciata per terra. I turisti si mettono pazientemente in fila, mentre da tutte le parti cartelli multilingua protetti dal plexiglass, in cinese, arabo e anche in greco - nella basilica si celebra il rito greco ortodosso - invitano a lasciare un’offerta.
Un piccolo obolo, a discrezione. Peccato che nero su bianco sia stampato a caratteri cubitali che l'offerta 'consigliata' è di 50 centesimi di euro per ogni foto scattata al monumento. L’offerta è libera, ma l’occhiuta presenza dell’inserviente messo lì dalle suore - fra le sue mansioni anche quella di scattare le foto alla bisogna - non lascia spazio a troppi ripensamenti: meglio pagare. La monetina, che nel caso di giapponesi e coreani poco avvezzi all’euro spesso e volentieri è di uno due euro, tintinna al tornello e garantisce il diritto ad una foto pro capite.
L’obolo è 'ad personam'. Se arriva un tour organizzato, ognuno è gentilmente invitato a prepararsi per tempo. I soldini vanno depositati nelle fessure di due inginocchiatoi, ai lati del red carpet, riciclati al tornello. Gli inginocchiatoi sono quelli che ci sono nelle chiese per le offerte votive o per accendere un cero. Fatta la foto, i turisti entrano nella basilica, fanno un piccolo giretto, poi all’uscita c’è anche il book shop. Dove una miniatura made in China della Bocca della Verità costa 3 euro. Un business assicurato.
Le guide di tutto il mondo invitano i turisti a non lasciare Roma senza la classica visita alla 'Mouth of truth', la Bocca della Verità che oggi come oggi assomiglia più a un video poker che ad un monumento pagano del primo secolo.