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Terme di Traiano Roma

Terme di Traiano Roma Il grandioso impianto termale, fatto costruire dall'imperatore Traiano su progetto di Apollodoro di Damasco, fu inaugurato nel 109 d.C., come testimoniano i Fasti Ostiensi. Il complesso si estendeva sul versante meridionale del colle Oppio, su una terrazza interamente costruita su altri ambienti, in parte preesistenti (come il padiglione esquilino della Domus Aurea o l’edificio dell’affresco della Città Dipinta), in parte appositamente costruiti, con la funzione di sotterranei di servizio e di collegamento fra le varie parti delle terme.

Dalle fonti sappiamo che le terme erano ancora in uso nel quarto o quinto secolo d.C., quando vennero adornate di statue dal prefetto urbano Felice Campaniano. Nel Medioevo comunque tutto il Colle Oppio venne progressivamente abbandonato, mantenendo una posizione marginale rispetto all'abitato: sistemato ad orti e vigne, conservò in misura notevole e libere da sovrapposizioni le strutture monumentali, delle quali nel tempo si perse l'originaria attribuzione; nel sedicesimo secolo infatti, e fino alla fine del diciannovesimo secolo, le rovine delle Terme di Traiano sul Colle Oppio venivano comunemente chiamate Terme di Tito.

La planimetria del complesso termale si può ricostruire, sia sulla base dei resti monumentali ancora esistenti nel parco, sia dai disegni rinascimentali, sia per la somiglianza con le altre grandi terme conosciute; si conserva inoltre anche un frammento della Forma Urbis, la grande pianta marmorea degli inizi del III secolo d.C., che ne rappresenta una parte. L'orientamento del complesso su un asse nord-est-sud-ovest, differente da quello nord-sud delle strutture precedenti, sembra condizionato dalla volontà di ricercare la posizione migliore rispetto al sole e ai venti, in modo da garantire una maggiore e più lunga esposizione al calore solare.
L'approvvigionamento idrico di questo complesso era assicurato dalla grande riserva d’acqua delle Sette Sale, capace di oltre otto milioni di litri d’acqua.

Sul piano delle terme, un largo recinto, probabilmente con dei portici, racchiudeva un'area verde, al centro della quale era l'edificio termale vero e proprio.
L'accesso principale alle terme era a nord-est, con un grande ingresso monumentale che si affacciava su una strada (recentemente identificata con il Vicus Sabuci), che si andava poi a ricongiungere con il Clivus Suburanus per raggiungere poi la Porta Esquilina. Da questo ingresso si accedeva alla natatio, la grande piscina di acqua fredda, cui faceva seguito sullo stesso asse la grande basilica centrale e poi le stanze per i bagni tiepidi e caldi (tepidarium ed il calidarium); su lati di questo asse centrale erano gli spogliatoi e le palestre. Del corpo centrale rimangono poche strutture: l'esedra della palestra orientale e accanto l'abside di un'aula del lato Sud (dove recentemente sono stati eseguiti scavi e restauri) e, nelle vicinanze, parte delle murature della basilica, inglobate in una piccola costruzione.

Del recinto esterno restano ancora oggi visibili il grandioso emiciclo centrale del lato sud, di cui è tuttora perfettamente conservato il livello inferiore, visibile dove è la Domus Aurea, e le esedre di sud-ovest e parte di quella di sud-est, tradizionalmente identificate con due biblioteche: la concezione romana dell'uso delle terme prevedeva infatti attività varie di sport, svago e di cultura oltre al vero e proprio bagno. Resti dell'esedra nord-ovest si conservano nelle cantine dei fabbricati di via in Selci 79b, mentre ampi resti dell’esedra nord-est (dove in anni recenti sono stati eseguiti scavi e restauri) sono visibili sul margine settentrionale del Parco, quasi di fronte alle Sette Sale.

Esedra Sud-Ovest e criptoportico. Nell’angolo sudoccidentale delle Terme di Traiano si conserva una delle esedre del recinto esterno, comunemente nota come Grande Biblioteca, perché mostra al suo interno due ordini di nicchie rettangolari, generalmente identificate come i contenitori per gli armadi dove si conservavano i libri dell’epoca, in forma di rotoli.
Gli scavi recenti all’interno di essa hanno mostrato che si conserva ancora la struttura originaria composta da tre bassi gradoni concentrici posti attorno al perimetro. L’esedra, limitata da pilastri o colonne, doveva affacciarsi su un porticato che correva lungo il lato occidentale del recinto termale.

Al livello inferiore di questo porticato si doveva trovare la lunga galleria, coperta da una volta piuttosto ribassata e larga circa m. 8.30, comunemente nota come 'criptoportico' a causa della presenza di tre lucernari, che sono però di realizzazione moderna. Un primo intervento di scavoeseguito all’interno di essa nel 1990 ha portato al rinvenimento di una serie di strutture costruite alla fine del XVIII secolo per installare dentro la galleria e nell’area soprastante la complessa serie di edifici che costituiva la Polveriera, cioè la fabbrica di polvere da sparo.
Lo scavo nella galleria ha permesso di riconoscere, oltre al piano pavimentale della fine del Settecento, l'intera struttura destinata alla produzione del salnitro, componente indispensabile della polvere da sparo, costituita da otto piccoli ambienti sotterranei, disposti sui due lati di uno stretto corridoio.

Il lavoro all’interno della galleria è ripreso nell’ottobre 1997, con l’intento di recuperare l’ambiente proseguendo lo scavo. La prima sorpresa, dopo aver asportato gli strati più moderni, è stata quella di trovarsi di fronte ad un grosso interro unitario che riempiva l’intera galleria fino quasi alla volta.

Lo scavo di questo interro, rivelatosi poi di formazione tardosettecentesca, connesso quindi con i lavori per la Polveriera, ha portato al rinvenimento di un muro trasversale alla galleria, con orientamento differente da quello delle strutture traianee che gli si appoggiavano. La muratura in laterizio, precedente quindi alle costruzioni traianee, conservava un largo tratto di intonaco affrescato, ancora ben conservato e del quale non si era mai neppure sospettata l’esistenza. Ma ancora maggiore stupore, se possibile, provocava il soggetto raffigurato sull’affresco, una città cinta da mura turrite, il cui profilo biancastro era ben visibile già entrando nella galleria a sessanta metri di distanza, e che è stata in seguito chiamata Città Dipinta.

Cisterna delle Sette Sale e domus soprastante. L’approvvigionamento idrico delle Terme di Traiano doveva essere assicurato da un ramo di acquedotto, forse qui appositamente deviato, denominato aqua Traiana, nome ricordato sui tratti di tubazione in piombo rinvenuti nel complesso, ma difficilmente identificabile con uno degli acquedotti conosciuti. L’acqua necessaria al funzionamento delle Terme veniva immagazzinata nella gigantesca cisterna nota fin dal medioevo con il nome di Sette Sale.

Essa si è conservata quasi perfettamente ai margini del Parco, con accesso in via delle Terme di Traiano. Benché l'orientamento, diverso da quello delle Terme, abbia fatto pensare ad una sua pertinenza alla Domus Aurea, la cisterna nasce insieme all’edificio termale, come provano i numerosi bolli laterizi rinvenuti nelle sue murature, databili ad età traianea.

La cisterna è formata da nove ambienti paralleli larghi oltre cinque metri e di lunghezza variabile da 30 a 40 metri circa a causa dell’andamento curvilineo della parete perimetrale orientale. La costruzione è disposta su due piani: quello inferiore è costituito da nove ambienti poggianti direttamente sul terreno, con l'unica funzione di sopraelevare il piano superiore, vero e proprio serbatoio, che in tal modo poteva garantire la pressione sufficiente per alimentare le terme.

Scavi condotti nel 1966-67 e nel 1975 hanno riportato alla luce sopra la copertura a terrazza delle Sette Sale ampi resti di un edificio, nel quale, già al momento della scoperta, erano state distinte murature di opera mista di reticolato e laterizio, probabilmente di epoca traianea, e murature in laterizio e opera vittata, attribuite al IV secolo d.C., tutte comunque conservate per un'altezza non superiore ai 50 cm.
Il complesso si presenta diviso in due settori, ad Est e ad Ovest di un lungo corridoio pavimentato in mosaico a tessere nere.

Il settore Ovest, con murature in opera mista, è costituito da due file parallele di ambienti di non grandi dimensioni che si affacciano sul fronte occidentale, pertinenti ad età traianea o immediatamente posteriore ad essa; riesce difficile comprenderne la funzione originaria, perché nella fase più tarda in essi furono ricavati degli ambienti termali. Ad Est del corridoio è invece un insieme di ambienti abbastanza articolato, nei quali si vuole tradizionalmente riconoscere l'impianto di una domus tardoantica; un'analisi più attenta delle strutture murarie mostra però una situazione più complessa ed articolata, anche dal punto di vista cronologico: alla fase originaria di epoca traianea sono infatti sicuramente pertinenti gli ambienti sul lato meridionale della terrazza, caratterizzati anch'essi da murature in opera mista , nei quali si può già riconoscere una disposizione simile ad ambienti di una domus di abitazione.

Se come sembra il complesso era a servizio della sottostante cisterna, la datazione già al II secolo di un edificio a funzione residenziale, anche se all'origine non di altissimo livello, può far pensare che, oltre ad una struttura per il controllo del funzionamento della cisterna, essa fosse un'abitazione destinata forse al funzionario incaricato del controllo e della gestione dell'intero complesso delle Terme di Traiano.
Ad una fase successiva si possono attribuire alcune strutture in laterizio, mentre con una datazione basata esclusivamente sul tipo di cortina muraria in opera vittata di tufo e mattoni, viene tradizionalmente datata al IV secolo una ulteriore fase edilizia: a questa si può attribuire la sala a pianta plurilobata (una serie di ambienti disposti a raggiera intorno ad un nucleo centrale) sul lato Nord, ed un ninfeo, addossato alla parete Sud dell'aula basilicale, e affacciato su quello che presumibilmente rimaneva del peristilio. In questa ultima fase tutti gli ambienti sulla terrazza delle Sette Sale sembrano far parte di un unico complesso abitativo, la cui ricchezza è testimoniata, oltre che dalla notevole estensione, dal lusso della decorazione architettonica e pavimentale, costituita per lo più da tarsie e disegni di lastre di marmo colorati (opus sectile), tra i quali molti marmi pregiati come il porfido, il serpentino, il giallo antico e il pavonazzetto.

Edificio affresco criptoportico e altri edifici pretraianei


Le Terme di Traiano sorgono su un ampio terrazzamento, che fungeva da base per l'edificio termale vero e proprio e utilizzava in maniera razionale e precisale le costruzioni e gli edifici preesistenti. Di essi il più noto di tutti è la Domus Aurea, mentre di tutti gli altri che sicuramente dovevano occupare la vasta superficie delle Terme conosciamo solo quelli rinvenuti finora nell'area della galleria sottostante l'esedra sudoccidentale. Qui infatti, durante gli scavi eseguiti negli anni 1998-1999, sono stati rinvenuti altri due edifici di epoca precedente alle Terme, orientati quindi secondo i punti cardinali, come la Domus Aurea.

A circa settanta metri dall'ingresso della galleria è stata infatti rinvenuta la facciata di un grande edificio in laterizio, del quale è visibile quasi interamente l'apertura principale, un arcata larga 10 metri e alta quasi quindici, e quella laterale, la cui ampiezza ricostruibile è di circa sei metri. Nello spazio a vela tra le due arcate si conserva un ampio tratto di intonaco affrescato, con la raffigurazione a volo di uccello di una città, ormai nota come 'Città Dipinta'. La datazione dell'affresco della 'Città Dipinta' e dell'edificio su cui si trova è certamente anteriore all'epoca di Traiano, e può essere ricondotta probabilmente all'età flavia.

Ad un altro edificio, anch'esso anteriore all'età traianea e con orientamento secondo i punti cardinali, appartiene una struttura muraria posta all'incirca a metà della galleria, sulla quale si conservano importanti resti di un mosaico parietale, dove è raffigurata una struttura architettonica in prospettiva con colonne e architrave, che funge da sfondo ad una scena di cui rimangono pochi resti, tra i quali si individuano due personaggi, uno femminile a sinistra, identificabile con una Musa, ed uno maschile a destra, il cui abbigliamento porta a riconoscervi un filosofo.

Sempre a questo edificio, forse pertinente ad una domus, doveva appartenere una stanza sotterranea con ninfeo (attualmente accessibile solo da una botola), il cui unico ingresso si apriva proprio sull'ambiente con il mosaico parietale. L'edificio del mosaico, che doveva occupare più di 300 metri quadri, e quello dell'affresco più a Nord dovevano porsi sui due lati di una strada che, provenendo dalla vallata del Foro, proseguiva poi davanti alla Porticus Liviae fino alla Porta Esquilina, prima di essere cancellata dalla costruzione delle Terme di Traiano.


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Terme di Traiano Roma
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