Pietra su pietra, a secco, col tetto conico, la punta bianca e i pinnacoli in tante forme diverse. Fanno parte dei capolavori protetti dall’Unesco. Sono i trulli di Alberobello, dove il borgo antico è fatto solo e soltanto di trulli. Queste costruzioni così bizzarre, che esistono solo e soltanto in Puglia, sono una testimonianza antichissima della cultura contadina locale.
I più antichi risalgono al XVI secolo e quelli di epoche precedenti sarebbero stati demoliti e poi le pietre - faticosamente modellate con lo scalpello una per una – riutilizzate, perché costava meno rifare un trullo che aggiustarlo. Le sue mura sono spesse anche un metro: proteggono dal caldo d’estate, e in inverno dal freddo. La Valle d’Itria è la destinazione turistica legata ai trulli più famosa. È racchiusa fra la cittadina barocca di Martina Franca (Taranto), il paese delle contrade simbolo del vino che è Locorotondo (Bari) e uno dei Borghi più belli d’Italia che è Cisternino (Brindisi).
Moltissimi agriturismi offrono alloggi nei trulli e, a stupire i visitatori nella scoperta di questa civiltà della pietra, ci sono molti altri edifici costruiti con la stessa tecnica. Lo erano gli ovili, oggi eleganti alloggi. Lo erano le neviere, scavata anche nella profondità della roccia per conservare al fresco la neve invernale da rivendere d’estate. Ancora pietra e maestria degli artigiani per le cisterne d’acqua, e per i muretti a secco che – senza fine – disegnano e definiscono le piccole e piccolissime proprietà terriere della Valle d’Itria.
I terrazzamenti, anche essi in pietra, caratterizzavano il paesaggio agrario con coltivazioni a poco a poco inserite in una natura poco incline. L’arte della lavorazione della pietra è sublimata in portali e stemmi nobiliari, architravi di finestre, ma anche in utensili ed arredi, caminetti e lavandini scolpiti in blocchi unici.