Hotel Turismo in Costa Smeralda
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Turismo in Costa Smeralda

Turismo in Costa Smeralda Porto Cervo. Comprensorio al bivio per garantirsi un ruolo competitivo nel mercato turistico mondiale. La ricetta del manager StarWood Franco Mulas: puntare di più su promozione e territorio.
Bisogna guardare in faccia la realtà, quella incontrovertibile dei numeri. Franco Mulas da Ozieri, dallo scorso anno primo sardo alla guida degli storici hotel della Costa Smeralda, non si tira indietro: «Nel 2009 abbiamo avuto una flessione di circa l'otto per cento, che credo rispecchi la tendenza generale del territorio. E le vacanze si sono accorciate, perchè gli arrivi sono stati più o meno gli stessi».
Però, per la prossima estate si prevede di tornare ai numeri del 2009. Intanto, se è vero che sono calati russi e inglesi, è altrettanto vero che sono tornati gli arabi.

Seduto al centro della tavolata imbandita nel ristorante dell'hotel Cervo, il direttore generale traccia le linee su cui dovrà scorrere l'accoglienza del futuro in Costa Smeralda. «Sono 45 anni che ripetiamo quanto sia importante allungare la stagione, ma è inutile continuare su questa tiritera. Parlerei piuttosto di un'altra stagione, quella che prescinde da sole e mare: abbiamo le risorse per sviluppare questo turismo». La fiamma balla nel camino della sala acceso, Mulas mette al fuoco un sacco di carne. «Senza campi da golf non si va da nessuna parte. Faccio un esempio: l'Irlanda, che è poco più grande della Sardegna, fa turismo tutto l'anno grazie ai green. Ma, rispetto alla nostra Isola che ha tre campi in tutto, loro ne hanno 57. Devo aggiungere qualcosa?».

Ma c'è anche un altro aspetto: «In qualunque albergo di montagna trovate piscina coperta e centro benessere. Per Porto Cervo, che non ne ha, una spa è una delle priorità assolute». E poi «bisogna investire di più in promozione e marketing». Nella spinosa faccenda dell'accordo di programma per ammodernare i quattro alberghi, improvvisamente dimenticato da Regione e Comune, Mulas - che è anche consigliere comunale di minoranza ad Arzachena - evita accuratamente di entrare. Ci arriva comunque per vie traverse, senza toccare direttamente l'argomento.

«Attraverso i pacchetti preparati per capodanno abbiamo riempito il ristorante, anche senza fare il cenone: abbiamo lanciato l'iniziativa Gallura Insolita, portando i nostri clienti nei siti archeologici o, addirittura, a pescare con la fiocina. Funziona! Basta valorizzare piccole cose che la clientela che arriva dalle metropoli apprezza molto più di noi. Certo, però, gli alberghi devono essere adeguati». E poi c'è il grande sforzo per tenere aperto l'hotel Cervo anche in inverno, schiudendo i suoi forzieri anche alla clientela locale. «Stiamo lavorando per aprire il turismo al territorio - aggiunge Mulas - ad esempio offrendo stanze in questo periodo a soli cento euro. Abbiamo organizzato anche qualche banchetto di nozze, evitando però di togliere lavoro ad altre attività che da questo settore vivono per tutto l'anno. E sarebbe il caso di ricordare che un caffè, al bar del Cervo, costa un euro come da altre parti».

Il cameriere serve vini bianchi prodotti ad Arzachena: lo Sciala della Cantine Surrau, il Vermentino di Capichera. Azzardare una costa pane e salame non è il caso, ma certo si intravede uno sforzo per avvicinarla ad un contesto sociale da cui è sempre parsa troppo distante. «Per me non esiste Costa Smeralda senza Gallura», chiude il direttore. Amen.

Fonte: Quotidiano Il Sardegna Nord del 21 Gennaio 2010




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