Scaligeri sugli scudi. Record per la scalinata che porta da fondovalle Val Frenzela all’Altipiano di Asiago. Nel 1379 vi fu esploso il primo fuoco d’artificio del Vecchio Continente.
Bellissima ma anche insignita di numerosi riconoscimenti. Vicenza stupisce per tanti motivi, alcuni dei quali soddisfano la curiosità di quanti vanno a caccia di eventi storici o primati assoluti. Come quello detenuto dalla scalinata che porta da fondovalle Val Frenzela all’Altipiano di Asiago. Facile a dirsi con le parole, ma provarlo a tramutare in realtà costerebbe non poca fatica, visto che la scalinata detiene il primato di lunghezza: ben 4.444 scalini da salire faticosamente l’uno dopo l’altro.
L’opera fu edificata nel 1398, epoca viscontea, e inizialmente era stata adibita al trasporto di legname. Al giorni d’oggi, per celebrare la sua grandezza, si tiene ogni anno (fine agosto) una manifestazione molto suggestiva denominata fiaccolata storica della Calà del Sasso. Ma i primati di Vicenza non si esauriscono qui. Tuffandosi ancora nella storia si scopre infatti che nel Vecchio Continente il primo fuoco d’artificio fu esploso proprio qui, nel 1379, in occasione della pace tra Scaligeri e Visconti. Se l’invenzione dei fuochi pirotecnici è cinese, quella che poi sarebbe divenuta usanza diffusa per celebrare i festeggiamenti, comparve per la prima volta in Europa a Vicenza, quindi, grazie all’esportazione degli arabi.
La storia riconosce poi un doppio merito a Vicenza. Doppio, come le medaglie d’oro al valore militare che compaiono sulla bandiera del comune. La prima, per la resistenza agli austriaci nel 1848, venne consegnata dal re Vittorio Emanuele II il 18 novembre 1866; la seconda, per le sofferenze subite dalla popolazione durante la guerra di Liberazione ‘43 - ‘45, venne consegnata dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro l’11 marzo 1995. E’ invece la corsa al progresso a segnare l’altro primato della città. Nel 1920 infatti un pilota di Thiene, Arturo Ferrarin, intraprese un volo lungo 16700 chilometri per coprire la distanza tra Roma e Tokyo. Quella che oggi è una routine aeronautica, al tempo fu un’impresa.
Per compierla occorsero tre mesi e mezzo di viaggio, articolati in tre tappe (partito il 16 febbraio, Zattarin arrivò a Tokyo il 31 maggio) con 98 ore di volo effettive ed un record di velocità di 220 km/h. Zattarin non si fermerà soltanto a questo viaggio, perché nel 1928 raggiunse, sempre da Roma, anche il Brasile (la città di Natal, senza scalo).