Prodotti tipici sardi
L’identità di una terra si può riconoscere anche dalla tavola, dove approdano i prodotti figli del clima, della terra, e della tradizione lavorativa che attorno a questi fattori si è sviluppata lungo i secoli. La Sardegna vanta produzioni decisamente originali e tradizionalmente legate ad un mondo ormai in parte scomparso, quello agro-pastorale arcaico, di cui rimarrà in vita, nel tempo, forse solo questo aspetto. Scarsità di pietanze elaborate, schiettezza nei sapori e negli odori, genuinità in tutti i prodotti utilizzati, dalla carne al formaggio, dalla pasta fatta in casa ai vini, sono le sue caratteristiche principali.La gastronomia sarda, infatti, affianca ai sapori del mare i gusti ed i forti aromi delle essenze mediterranee della sua flora, ed offre sia piatti di antica tradizione pastorale e contadina sia di origine marinara, preparati dai pescatori o dalle loro mogli, con le prede della giornata. Tra questi impossibile non menzionare il pane carasau, antico patrimonio dei pastori ottenuto mediante la panificazione da farine e semole derivanti da grano duro tipico sardo, con fermenti naturali, sale marino delle saline e acqua, senza prodotti chimici e biologici. Ma il profumo della Sardegna emana anche dallo zafferano, prodotto tipico dei paesi del Medio Campidano come Turri, Villanovafranca e San Gavino Monreale. Secondo la tradizione lo zafferano è coltivato su terreni sciolti e ben drenati. Famoso e degno di menzione l’arrosto sardo di capra, dal sapore deciso e adatto alla combinazione con numerose essenze; le ricette migliori prevedono la preparazione in umido, oppure arrosto con diverse tecniche di cottura, in genere insieme ai peperoni. Caratteristico anche il maialetto di Desulo, dalla carne pregiata e dal sapore intenso, così come il prosciutto locale. Dulcis in fundo, l’arcinoto pecorino sardo, ottenuto dalla lavorazione del genuino latte di pecore lasciate libere negli incontaminati campi sardi. Le specialità sarde sconfinano anche nel 'dolce': impossibile non citare, in un seppur breve percorso enogastronomico, il torrone di mandorle e miele. Il 90% del torrone sardo è prodotto a Tonara, nella Barbagia di Belvì. Prodotto solo con miele sardo, ha tantissima frutta secca ed il colore tipico dell’avorio. Altre produzioni tipiche di torrone sono quelle con corbezzolo e castagno e quelle con noci e nocciole. Infine, il nettare degli dei, il vino. Il sangue della Sardegna ha il colore e l’aroma denso e profumato del Cannonau, che ha nel paese di Jerzu il suo cuore pulsante. Qui vengono prodotti ogni anno circa 100mila quintali di uva lavorati poi nella cantina sociale dove nasce il Cannonau rosso Doc. L’itinerario del vino tocca anche Tortolì, Oliena e Mamoiada, luoghi in cui viene prodotto un ottimo Cannonau dall’aroma speciale e dalla elevata gradazione alcolica. Il Cannonau, pregiato sapore. Senza ombra di dubbio il più celebre vino sardo è il Cannonau, un rosso che, seppur con una gradazione piuttosto elevata (13.5°) è concepito come vino da pasto. Il vitigno del Cannonau è diffuso su tutta l’isola anche se viene coltivato prevalentemente nelle zone più centrali. Di colore rosso-rubino, tendente all’arancione quando è invecchiato, si abbina alla perfezione a secondi robusti come la selvaggina o la carne di maiale, oppure ai formaggi della zona. C’è anche la variante liquorosa di questo celebre vino che si ottene aggiungendo alcol al mosto o direttamente al vino stesso. Il Cannonau non è comunque l’unico rosso originario della Sardegna. Particolarmente apprezzato è anche il Monica di Sardegna le cui origini non sono a tutt’oggi molto chiare, probabilmente è stato importanto in tempi antichi dalla Spagna e proprio per questo motivo è noto anche come Mora di Spagna. L’oro verde della Sardegna. Le condizioni climatiche e le tradizionali colture degli oliveti del nord Sardegna ci regalano un olio extravergine d’oliva degno di nota. Il suo profumo fruttato, il suo colore ambrato riportano ai paesaggi nostalgici di una terra che si ripropone con la sua migliore tradizione culinaria. Anticamente era in uso in ogni famiglia della Sardegna, fare la raccolta delle olive entro il 31 gennaio di ogni anno. Le olive erano poi destinate alla molitura, che doveva avvenire rigorosamente entro due giorni dalla fine della raccolta. Durante il processo di trasformazione non venivano usati prodotti ad azione chimica o biochimica tanto meno meccanica. Il liquido prezioso, poi, veniva conservato nelle giare di terracotta. Ancora oggi nelle cortes del nuorese, negli stazzi sassaresi e nelle case campidanesi, le famiglie conservano le antiche giare a testimonianza di una cultura che permane. Tutte le fasi di trasformazione delle olive, oggi vengono curate da aziende che con la stessa costanza e cura delle famiglie di un tempo, producendo un olio pregiato e famoso per le sue caratteristiche organolettiche. Ottimo il pane carasau con un filo d’olio extravergine di oliva, buonissime le erbette selvatiche condite con olio e aceto, perfette le zuppe e le salse inondate dall’olio sardo L’olio di oliva non è solo uno straordinario condimento, ma fa anche bene alla salute. Facilita le funzioni gastriche, favorisce l’assorbimento di alcune vitamine (A-D-E), tiene basso il livello del colesterolo totale, protegge cuore e arterie, rallenta l’invecchiamento cerebrale e svolge un’azione preventiva per l’arteriosclerosi. Inoltre è ricco di sostanze antiossidanti che bloccano l’attività dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. L’olio di oliva si può usare crudo o come grasso di cottura. Fonte: Quotidiano Il Sardegna Nord del 30 Ottobre 2009 |
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