Archeologia e Storia in Sardegna
Oltre alle necropoli, la Sardegna offre una varietà di templi, destinati al culto delle acque. Prima ancora degli Spagnoli, sono passati i Fenici, i Cartaginesi, i Romani ed i Bizantini; ogni popolo ha reso diversa questa terra e ha plasmato il suo territorio, rendendolo uno tra i più incredibili al mondo.Chi visita l’entroterra sardo resterà estasiato dalle innumerevoli testimonianze di una antichità ancora viva nei reperti che disegnano itinerari tutti da percorrere. La Sardegna è una regione in cui le dominazioni straniere e le varie occupazioni subite nel corso dei secoli hanno influito enormemente sulla sua fisionomia architettonica, oltre che culturale e spirituale. Prima ancora degli Spagnoli, dall’isola sono passati i Fenici, seguiti dai Cartaginesi, dai Romani e dai Bizantini. Ogni popolo ha reso diversa questa terra e ha plasmato il suo territorio, rendendolo uno tra i più incredibili scavi archeologici mai esistiti. Sorprendente è la massiccia presenza di necropoli, soprattutto nel nuorese. Brodu e Is Concas, nel territorio di Oniferi, sono ricche di elementi simbolici, mentre Sant’Andrea Priu, nel territorio di Bonorva, è una necropoli famosa per le sue sepolture scavate e per la Tomba del Capo, luogo di culto in età medievale. La città dei morti più estesa è Anghelu Ruju, nell’entroterra di Alghero. Essa è costituita da 38 sepolture, tutte caratterizzate da elementi architettonici e dal forte uso di simboli religiosi. Oltre a queste, la città di Solci, sull’isola di Sant’Antioco, conserva una necropoli punica ed il tophet, i cui materiali sono suddivisi tra il Museo Archeologico di Cagliari e il Museo Archeologico Comunale 'F. Barreca'. Oltre alle necropoli, la Sardegna offre una ricca varietà templi a pozzo, una volta destinati al culto delle acque. Uno dei più importanti siti archeologici della regione è il Santuario di Santa Vittoria di Serri, che sorge su un altopiano tra Trexenta e Sarcidano, nella Sardegna centro-meridionale. Il pezzo pregiato della struttura è il pozzo sacro, attorno al quale si articola il santuario, e che cronologicamente si può far risalire alla fine dell’età del bronzo. Con la medesima architettura si possono ammirare il tempio a pozzo di Sant’Anastasia, nel paese di Sardara, nel Campidano, e il Santuario di Santa Cristina, sull’altopiano di Abbasanta, nella Sardegna centrooccidentale. I molti reperti archeologici rinvenuti su questi luoghi si possono ammirare nei numerosi musei della regione, presenti soprattutto nelle province di Cagliari e Nuoro. Una delle zone più affascinanti e intriganti di vista archeologico sorge parte sudorientale della regione, nel comune di Goni. Pranu Mutteddu è situata all’interno un bosco querce da sughero e le sepolture della sono circondate da quasi 50 esemplari di menhir. Questi ultimi sono dei megaliti monolitici che possono raggiungere anche i 20 metri di altezza, e in Sardegna la più alta concentrazione di queste 'grandi pietre', la troviamo a Laconi, un paese del Sarcidano, che può vantare decine di esemplari che ripropongono figure umane o semi-umane. Nel Museo delle Statue Menhir, che si trova nel paese, sono esposti circa quaranta monoliti, affiancati da una vasta esposizione di materiali ceramici litici e ossei risalenti al Neolitico. A Monte Corru Tundu invece si legano i due principali reperti archeologici sardi, infatti vi è situata la necropoli di Is Forrus, ai cui piedi si erge uno dei più grandi menhir della Sardegna. Fonte: Quotidiano Il Sardegna Nord del 30 Ottobre 2009 |
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