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Ristoranti nel centro di Roma, calano gli incassi

Ristoranti nel centro di Roma, calano gli incassi Calo del 15 per cento degli incassi nei ristoranti del centro, il conto medio passato da 25 a 17 euro. Prima di sedersi menù al setaccio, ordinano primoo secondo e vogliono l'amaro gratis.
I turisti a Roma? Si mangiano una pizza in due e il Chianti non sanno cosa sia. Un'immagine un po’ cruda della crisi dei consumi nelle zone turistiche della città di Roma. Dove bar, ristoranti, trattorie e pizzerie fanno i conti con il budget low cost dei visitatori mordi e fuggi. Una situazione che pesa sulle casse dei gestori del centro, dal Pantheon a Trastevere, passando per Monti e Campo de’ Fiori. Ma anche i romani tirano la cinghia, mangiano veloce, un panino al bar e via.

«I locali che vivono di turismo hanno registrato un calo del 15 per cento degli incassi nell’ultimo anno, con una drastica diminuzione del consumo medio del turista - dice Nazzareno Sacchi, presidente della Fipe Confcommercio - La contrazione è dovuta da un lato al calo del 7 per cento delle presenze, moltiplicata per la diminuzione del consumo pro capite». I ristoratori fanno i conti con la crisi. A farne più le spese soprattutto i locali che vivono di turismo (-15 per cento), meno bar e ristoranti che contano su clientela fatta di romani, dove il calo è minore, compreso fra il 5 e il 10 per cento. Una pizza in due, un primo e il dolce, un’insalata e niente più.

«Prima di sedersi i turisti passano il menù al setaccio - dicono al Tempio di Mecenate in Largo Leopardi - se lo studiano, il menù, gli fanno la radiografia. Soprattutto le famiglie, che vengono a luglio e agosto, non hanno soldi da spendere. Il turista che spende lo vedi subito, viene senza figli e può mettersi a sède tranquillo a magnà». Cambiano gli usi e i costumi, c’è più gente che mangia fuori casa. «Però spendono tutti meno, anche gli italiani, li vedi che stanno stretti - aggiunge Silvio, titolare della Suburra in via Urbana a Monti - la mia è una trattoria alla mano, da me la quantità di clienti non è calata, anzi. Però prendono tutti un primo e il dolce, l’antipasto e un secondo. Una pasta, ma con due piatti. Poi però vogliono l’amaro gratis».
Il ristoratore ci tiene a precisare che «il turista che viene da me è come se fosse un cliente fisso - dice - sono vent’anni che sono qui, sono sulle guide e il passaparola funziona».

Una voce fuori dal coro arriva dal Chicco di Grano, in via degli Zingari: «Io non ho registrato nessun calo - dice Ciro, il titolare - anzi, sono in una posizione di passaggio, fra via Nazionale e via Cavour. Anche gli italiani continuano a venire, piuttosto che rinunciare al ristorante si indebitano, il vero problema degli italiani sono le finanziarie».

Chiude il cerchio Adriano Angelini, titolare della trattoria Da Gigi, in via Belsiana nel Tridente: «Una volta chi veniva al ristorante lo faceva per mangiare e socializzare - dice - adesso soprattutto i turisti vogliono essere serviti subito. Non ti danno nemmeno il tempo di cuocere la pasta, molti preferiscono andare a mangiare la pasta al bar: precotta, ma più rapida. Lo scontrino medio pro capite è passato da 25 euro a 16-17 euro, cioè un primo e il dolce, un antipasto e l’insalata. E poi soltanto vino 'sciolto', della casa. Bottiglie di Chianti e Barolo sono una rarità».

Fonte: Quotidiano Il Roma del 12 Settembre 2009




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