Mulini a Catanzaro
Recenti monografie storiche regionali ci consentono di osservare l'installazione dei mulini in Europa fin dall'alto Medioevo e di cogliere una loro intensa diffusione tra il X° ed il XII° secolo, in connessione con la crescita demografica e con le trasformazioni agricole.Pierre Tourbet trova mulini nel Lazio, in Sabina ed in Campania, a partire dal X°-XI° secolo, associati al popolamento ed al dissodamento delle terre. Il mulino più antico è quello a ruota orizzontale. Esso è il più semplice macchinario di macinazione. È costruito a cavallo della corrente su cui è posto sotto un asse verticale, un mozzo munito di pale. L'asse trascina in alto la macina mobile che schiaccia il grano sulla mola fissa. Si tratta di un funzionamento alquanto rudimentale (la trasmissione è diretta e ad ogni giro di ruota corrisponde un solo giro di mola) che ha conosciuto pertanto notevoli progressi nel corso dei secoli. Maggiormente sofisticato è il più tardo mulino a ruota verticale, detto anche 'vitruviano' — in contrapposizione al precedente definito 'previtruviano' — essendo stato descritto per la prima volta da Vitruvio nel I° secolo dopo Cristo. Il Mulino a ruota verticale funziona per mezzo di un vero e proprio ingranaggio: la ruota esterna è montata su un asse orizzontale che penetra sotto il mulino; tale asse, che costituisce l'albero motore, porta una seconda ruota munita di denti: quest'ultimi si incastrano, mettendola in moto, in una 'lanterna' formata da due dischi di legno collegati da fuselli e montata nella parte inferiore del palo che aziona la macina mobile. L'ingranaggio ruota dentata-lanterna è dunque antichissimo e svolgeva una duplice funzione di primaria importanza: trasmettere il movimento di rotazione dal piano verticale della ruota a quello orizzontale della mola e moltiplicare inoltre i giri di mola rispetto a quelli della ruota. La tipologia di mulino più diffusa è stata certamente quella costruita lungo le rive dei corsi d'acqua; il mondo occidentale si è servito tuttavia per circa un millennio di altri due tipi di 'impianti idraulici': i mulini cosiddetti galleggianti ed i mulini a marea. I primi, che si ritrovano già nel I° secolo d.C., nascono dal singolare connubio di un mulino e di uno o due battelli (a seconda del tipo di ingranaggio usato) ancorati sul fondo dei fiumi. Tale macchinario ebbe una straordinaria diffusione in molti fiumi di quasi tutti i Paesi europei. Per citare un esempio italiano ricordiamo che gli ultimi mulini galleggianti hanno lavorato sul Po fino al 1940. Un ultima categoria di mulino ad acqua è rappresentata dai mulini a marea. Si tratta di impianti costruiti fin dall'anno 1000 d.C. lungo le coste atlantiche, posti su una diga a chiusura di insenature costiere. Oltre che nella molitura dei cereali il mulino interviene nella spremitura delle olive, nella lavorazione della pietra, nella metallurgia del ferro, nella lavorazione delle stoffe. Si ritrovano rappresentazioni di mulini atti a tagliare il legno, a forbire le armi, a tritare il tabacco. Nel XIII° secolo il mulino si presenta come la 'macchina universale' che utilizza, in una grande varietà di forme architettoniche, un numero limitato di schemi: la sua struttura è infatti alquanto semplice, ma profondamente efficace. L'acqua (o il vento nel caso dei mulini a vento) è il motore primario che dà all'impianto la possibilità di compiere una decina di funzioni fondamentali (macinare, pressare, follare, segare, soffiare, forgiare, pompare, appuntire, ecc.). Conl'avvio della rivoluzione industriale il mulino conosce un ultimo sviluppo, la lavorazione di cereali, materie oleose ed altre sostanze si effettua agli inizi del 1800 con meccanismi rinnovati. La modernizzazione è tuttavia il preludio di una trasformazione radicale che determina la fine della molitura tradizionale a connotazione prettamente rurale. Web: http://www.comunecatanzaro.it |
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