Un itinerario archeologico per unire archeologia e peculiarità del territorio. Un percorso alle origini della terra dei Nuraghe che tocca architetture, monumenti, città, per ricostruire la storia di un territorio che anche i Fenici, viaggiatori per antonomasia, scelsero come punto di riferimento
La posizione dell’isola, nel cuore del Mediterraneo occidentale, l’ha resa meta obbligata nella rotta di numerose popolazioni che vi sono giunte: ai Fenici sono seguiti i Cartaginesi, quindi i Romani, i Bizantini, gli Spagnoli. Incontri, questi come tanti altri, di tradizioni e culture che hanno indubbiamente lasciato sul territorio importanti tracce, sommandosi e armonizzandosi con quelle autoctone: ecco quindi alle irripetibili costruzioni dei nuraghi aggiungersi le torri pisane, i castelli giudicali con i bastioni spagnoli, le chiese ai monumenti.
Lungo un percorso che tocca architetture, monumenti, città e paesi si ricostruisce la storia di un popolo e delle culture con le quali, nell’arco dei secoli, ha avuto modo di incrociarsi: ammirando l’antica perfezione delle torri nuragiche, seguendo la rotta dei Fenici, che scelsero gli approdi sardi per stazionare nel Mediterraneo, o lungo le strade tracciate dai Romani, che importarono nell’Isola la tradizione termale, fermandosi nei castelli che ospitarono i giudici sardi in età medievale, percorrendo i bastioni di epoca spagnola, il viaggiatore delinea i contorni di un passato ancora vivo nel paesaggio e nel territorio che ne è stato scenario privilegiato.
Partendo dalla parte meridionale della Sardegna, dividiamo il fulcro archeologico sardo in tre parti: nuragica, fenicio-punica e giudicale-mineraria. Tanti sono i miti che si sono svuluppati sulle basi delle bellezze archeologiche della Sardegna, architetture che non nascondono un grande misticismo e un legame ancestrale con la terra. In pochi sanno che in Sardegna esiste una costruzione maestosa e antica quanto le piramidi: vicino a Porto Torres e alla splendida spiaggia di Platamona, si trova il Monte d’Accoddi, una Ziqqurat, il più grande altare preistorico in Sardegna. Un luogo unico nel suo genere, un mistero che si erge nell’entroterra di Porte Torres sottoforma di piramide tronca, una forma che crea immediatamente un filo rosso con le ziqqurat mesopotamiche e con le piramidi dei Maya e degli Atzechi.
Il Monte d’Accoddi è considerato una costruzione destinata ai rituali religiosi, un altare sacro dove veniva celebrato il culto della fertilità. Ma Monte d’Accoddi deve il suo fascino non solo all’esotismo della sua forma, ma anche alla costellazione di pietre sacre che lo circondano. Le pietre sacre che circondano la struttura rappresentano il Sole e la Luna, secondo la tendenza tipica del megalitismo del far riferimento all’astronomia.
Dal punto di vista geologico la Sardegna è quindi terra antica, notevoli sono le testimonianze della presenza dell’uomo nelle varie epoche, ne è un esempio il territorio di Dorgali: dai reperti rinvenuti nella Grotta di Corbeddu, del paleolitico superiore, ai graffiti della Grotta del Bue Marino, quarto secolo a.C.. Sempre a Dorgali al terzo millennio si costruiscono i primi Dolmen e le deposizioni funerarie avvengono in grotte naturali e nelle Domus de Janas (case delle fate).
Sulle tracce dell’antica Sardegna importante punto di riferimento è il Museo Archeologico di Dorgali. La civiltà nuragica, comparsa nel secondo millennio a.C., è testimoniata da ben 7000 nuraghi sparsi in tutta l’isola. A Dorgali se ne contano circa 40 di varie dimensioni e collocazioni. Grandi torri di pietra di diversa pianta e volume, hanno sempre la copertura a falsa cupola (tholos). La loro funzione non è certa: tempio, abitazione, fortezza, o tomba che fosse, il nuraghe testimonia la forza, la capacità di quei popoli di costruire monumenti indistruttibili, allineandosi così alle grandi civiltà e conquistandosi l’appellativo di 'tirreni', cioè costruttori di grandi torri.
Spesso, accanto ai nuraghi troviamo i villaggi nuragici, il villaggio di Serra Orrios è una testimonianza perfettamente conservata di questa antica civiltà. Ma anche pozzi sacri, le tombe dei giganti, i numerosissimi reperti conservati presso i Musei di Cagliari e Sassari e presso il Museo Archeologico di Dorgali (ceramiche, bronzetti, materiali litici, gioielli e manufatti vari in oro e rame) certificano una presenza sistematica, diffusa e insistita.
I dintorni di Paulilàtino, dal nuraghe Lugherrà al complesso di Santa Cristina, pullulano di reliquie che documentano i vari aspetti della civiltà nuragica germogliata nell’isola all’alba del secondo millennio avanti Cristo, e protrattasi sino all’occupazione romana. Tra i monumenti più singolari trasmessi fino a noi dai paleosardi in questo territorio si trova il Pozzo di Santa Cristina, il più famoso dei templi ipetrali superstiti perchè fu il primo ad essere studiato e riconosciuto fin dalla metà del secolo scorso.
Quale fosse la divinità quì venerata non si può dire con sicurezza. Considerando tuttavia che questa specie di nuraghe si apre su un pozzo che raccoglieva l’acqua del sottosuolo in una conca di basalto, si può supporre che si trattasse di un nume chtonico infernale, che veniva placato e invocato con l’offerta di vittime ferine e anche di immagini bronzee di animali o degli stessi supplicanti.
Suggestivi Dolmen e Menhir sono meta di numerosi appassionati di archeologia.
A seguire un breve elenco di luoghi da visitare.
In Provincia di Cagliari: Goni Menhir e sepolture megalitiche Pranu Muteddu S. Giovanni Suergiu Menhirs Su Para e Sa Mongia Muravera Complesso Megalitico di Menhir Piscina Rei
In Provincia di Oristano: Tresnuraghes Dolmen Su Jù Malmuradu
In Provincia di Nuoro Barisardo Area Sacra e Menhir di Sa Perdalonga Dorgali Dolmen Motorra Laconi Menhir e Dolmen Corte Noa; Cromlech is Cirquittus
In Provincia di Sassari: Monte d’Accodi, Altare a terrazza preistorico Arzachena Circoli funerari Li Muri Olmedo Monte Baranta, insediamento della 'Cultura di Monte Claro' Berchidda Dolmen di Monte Acuto e Dolmen di Abialzos S.Caterina e S.Andrea Mores Dolmen 'Sa Coveccada' Luras Dolmen Alzoledda e Bilella.