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Parco Nazionale del Gennargentu

Il parco nazionale del Gennargentu è stato istituito primariamente per l’interesse delle comunità locali, in quanto favorisce, come abbiamo già detto, lo sviluppo di tutte le attività tradizionali presenti nel territorio, legate al turismo naturalistico, alla ricerca scientifica, ai progetti per la valorizzazione delle risorse naturali e di quelle agro-silvo-pastorali. La regione sarda, la provincia, i comuni su cui ricadono i territori del parco sono incaricati per la definizione pratica del progetto del parco, in modo tale che il progetto sia pienamente condiviso dalle comunità locali, che hanno vissuto il territorio con le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria visione del futuro.
Un parco consente di rivitalizzare il tessuto sociale ed economico di una regione, sia attraverso l’effetto diretto, sia mediante effetti indotti che si ripercuotono su tutti i settori. La presenza di un parco diviene la fonte d’attrazione per finanziamenti e per la localizzazione di nuove opportunità di lavoro: incentiva la nascita delle micro-imprese, che offrono più posti di lavoro nell’area protetta. Non si pensi solo ai posti di lavoro nel settore amministrativo, tecnico e di sorveglianza, ma anche alle nuove figure professionali, come le guide naturalistiche e archeologiche, le guide equestri, gli addetti alla sorveglianza antincendio, ecc.
Inoltre le popolazioni locali possono trovare nuove opportunità di occupazione e di maggior reddito attraverso piccolo imprese turistiche o attività di sviluppo integrato tra i settori tradizionali, agricoltura, artigianato, le attività manifatturiere e il settore pastorale.
Grazie al parco, ogni singolo prodotto o servizio verrebbe diffuso attraverso il nome e il simbolo che è sinonimo di garanzia, di qualità e di rispetto per l’ambiente, sarebbe definito come “il prodotto del parco”.
Infine l’articolo sette stabilisce una priorità, a favore dei Comuni che hanno parte del loro territorio all’interno di un Parco, dei finanziamenti previsti a livello nazionale e regionale per interventi (solo nel territorio compreso entro i confini del Parco) riguardanti: il restauro di centri storici o edifici di rilevante valore storico o culturale, opere igieniche o di risanamento ambientale (acqua, aria, suolo), opere di conservazione e restauro ambientale nonché (di conservazione) delle attività agricole e forestali, l’agriturismo, le attività culturali, ecc.

Vincoli del Parco
Senza vincoli, imposti o volontari, non sarebbe certo possibile raggiungere lo scopo prioritario della tutela del patrimonio naturale e dei valori culturali e tradizionali presenti nel territorio del Parco.
La legge 394/91 all’art. 11 elenca le attività che sono permesse e disciplinate e quelle che sono vietate.
Si è già detto in precedenza quali sono i divieti imposti e le attività consentite dal decreto di istituzione del parco.
Il regolamento è lo strumento con il quale si disciplinano i divieti e le attività all’interno del territorio del parco. Esso però deve essere redatto dallo stesso ente parco.
Per legge sono da considerarsi particolarmente vietate le seguenti attività: la caccia, il danneggiamento delle specie vegetali (fatti salvi territori in cui sarà permessa l’attività agro-silvo-pastorale), l’apertura e l’esercizio di cave, di miniere e discariche, la modificazione del regime delle acque, lo svolgimento di attività pubblicitarie.
L’art. 11 elenca, a scanso di equivoci, anche le attività ritenute compatibili e realizzabili all’interno di un Parco, anche se comunque sottoposte a disciplina.
Fra le altre possiamo citare: “lo svolgimento di attività artigianali, commerciali; di servizio ed agro-silvo-pastorali” (le attività come la pastorizia e l’agricoltura vengono addirittura incentivate) e 'lo svolgimento di attività sportive, ricreative ed educative'.

Questioni sul parco
Già da parecchi anni, dopo la creazione del parco del Gennargentu, si erano venute a formare questioni riguardanti il freno che poteva creare il parco sull’economia del territorio circostante, in quanto si pensa che possa essere un vincolo per lo sviluppo economico e sociale. Tra i primi a protestare sono stati i cacciatori, per il fatto che per loro non è soddisfacente il modello di parco imposto dall’alto, loro chiedono una proroga della caccia nelle aree interessate alla recente istituzione del parco e ad un eventuale referendum per stabilire se i sardi vogliono effettivamente l’area protetta in queste forme, anche se per ora il parco risulta essere un limite solo per le popolazioni che traggono sfruttamento da quel territorio.
Si dice che il parco decollerà solo se passerà nelle mani della regione, poiché non può nascere se l’ambiente non è gestito del comune e se non sia quello a prevedere i vincoli necessari per la regolamentazione del territorio, il territorio va migliorato, protetto e salvaguardato dalla Regione.
Comunque per la maggior parte si è convinti che il parco del Gennargentu sia un fattore di grande rilevanza positiva per tutte le aree interessate e per la Sardegna intera, e la mancata creazione del parco impedisca di sperimentare una utilizzazione complementare e innovativa rispetto alle attività attuali del territorio. Come per esempio la pastorizia: infatti, si pensa ad una cacciata dei pastori dal parco, anche se nella legge quadro sui parchi non si parla minimamente dell’eliminazione delle attività pastorali; perciò si ha bisogno di un rafforzamento delle attività pastorali, in quanto possono avere un futuro migliore proprio grazie al parco. Troviamo poi l’agricoltura. La legge quadro favorisce le attività agro-silvo-pastorali che sono considerate parte integrante delle attività del parco. Nel parco nazionale del Gran Paradiso, ad esempio, con fondi del parco, sono stati creati impianti di irrigazione dei pascoli alpini e si attuano progetti di recupero di questi che sono stati abbandonati. Ma ciò non si comprende perché non possa essere attuato anche nel parco del Gennargentu. Anche l’attività della selvicoltura, come la castanicoltura, la coltivazione del castagno, noce e ciliegio sono in forte regresso ed abbandono, anche in quelle zone che in passato hanno rappresentato un elemento significativo dell’economia. Perciò l’obiettivo sarebbe quello di una gestione razionale dei boschi e di una valorizzazione dei prodotti del bosco.
Anche l’artigianato è in forte regresso, ha perso i valori di identità culturale e la cessazione dell’attività economica che potrebbe essere la linfa vitale per il mantenimento delle imprese, di conseguenza si dovrebbe cercare di valorizzare la produzione artigianale tramite il marchio del parco, con progetti specifici per il recupero di tradizioni artigianali scomparse.
Inoltre il turismo delle zone interne rappresenta oggi un minimo delle potenzialità effettive. Il numero dei posti letto o dei campeggi è del tutto insufficiente e i servizi che vengono offerti, se si escludono rare eccezioni, sono del tutto inadeguati alla differenziazione delle richieste. L’idea che il Parco nazionale escluda il turismo è del tutto priva di fondamento e lo stanno a dimostrare le cifre delle centinaia di migliaia di persone che frequentano i parchi. Allora si deve favorire lo sviluppo del turismo tradizionale; favorire progetti concordati con altre realtà nazionali ed estere per favorire gli interscambi culturali.
Per non parlare della protezione della flora e della fauna: Uno dei compiti fondamentali dell’istituzione dei parchi naturali è la conservazione della flora spontanea, soprattutto quella esclusiva e rara. Vi è da stabilire quali e dove siano presenti specie che eventualmente siano in reale pericolo. In linea generale, tuttavia, le piante più rare sono localizzate nelle aree più impervie, pareti calcaree e rocciai e si autoproteggono in modo estremamente efficace da sole.
L’Obiettivo è di preservare il patrimonio vegetale. Non presenta nessun contrasto con le attività attuali della pastorizia e dell’agricoltura e con quelle previste nel futuro qualora si realizzi il progetto del Parco.
Per quanto riguarda la protezione della fauna, i problemi sono in parte analoghi a quelli della flora e l’obiettivo è quello di preservare il patrimonio zoologico nelle sue diverse espressioni.
Invece per la caccia, che viene esclusa nei parchi nazionali, è invece consentito l’abbattimento selettivo dei capi in eccesso quando questi possono pregiudicare equilibri complessivi dell’ecosistema, ma questi abbattimenti selettivi previsti in legge non sono altro se non una forma mascherata di caccia.






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