Mazara del Vallo è un comune della Sicilia situato nella provincia di Trapani che dista meno di 200 Km dalle coste Africane; i comuni contigui sono Campobello di Mazara, Castelvetrano, Marsala, Petrosino e Salemi.
Superata Marsala, lungo la strada litoranea, ecco Mazara del Vallo, capolinea dell'autostrada che porta a Palermo. Città industre, ricca di testimonianze storico - artistiche, operosa di attività marinare. E' al centro di una campagna radicalmente trasformata in pochi anni: dall'assetto latifondistico di un tempo non molto remoto alle strutture aziendali moderne, alcune ottimali per redditività e tipologia agronomica. Il vigneto, anche qui, è la cultura più diffusa e, verso Campobello e Castelvetrano, anche l'olivo.
Diminuiti gli stabilimenti vinicoli si è sviluppata in modo intenso e capillare l'attività peschereccia. Cinquemila pescatori e quasi cinquecento motopesca, alcuni attrezzati con modernissimi servizi destinati a restare per mesi nel canale di Sicilia e quindi capaci di una larga autonomia. Il pesce è a Mazara del Vallo ciò che a Marsala è il vino: il volto emblematico della città, e insieme il suo dramma e la sua speranza.
Mazara del Vallo è, tra le città siciliane, quella che ha conservato meglio la sua facies arabo - normanna. Una trama urbanistica minuta e flessuosa. che contrasta coi venti dominanti, e che conduce agli spazi consueti della vita comunitaria medievale (il mercato, la Chiesa, il Comune).
Valori d'arte e di cultura che sono fortunatamente scampati alla guerra e all'ansia speculativa di questi anni. Un patrimonio d'inestimabile valore, che si gode alla vista come una perfetta opera d'arte.
L'arco residuo del castello normanno eretto da Ruggero nel 1072 e la fantasiosa struttura che compone la piazza Mokharta sono le 'cosa belle' di Mazara. Memorie della civiltà artistica che hanno il segno tangibile della storia: le chiese barocche (S. Veneranda) e la Cattedrale, sontuosa e suggestiva struttura che avvolge la piazza.
Due strade si dipartono da Mazara verso l'interno. Una va a Castelvetrano e, da lì, s'inerpica per le montagnole della valle del Belice. Segue gl'itinerari del terremoto del '68 coi paesi distrutti dal sisma, i nuovi insediamenti astratti e 'funzionali' della ricostruzione.
L'altra strada che parte da Mazara arriva, attraverso Salemi e Calatafimi, ad Alcamo. L'antico tracciato è il più vario di panorami agresti e di memorie storiche. E' l'itinerario garibaldino del '60.
i Mille entrarono a Salemi dalla parte dei Cappuccini, da dove li avvistò il focoso e ieratico fra’ Giovanni Pantaleo. Da Salemi Garibaldi passò a Calatafimi e ad Alcamo. I luoghi della battaglia - Pianto Romano - richiamano splendori di luci patriottiche e clangori di trombe guerriere: ma l'immagine più immediata è di un’olimpica, straordinaria bellezza naturale. La luce intesa dei vigneti e degli aranceti è come riflessa dallo specchio concavo del cielo. Le colline tutt'intorno fanno una scenario di fuggevoli sagome di pietre e di alberi. I bagli, le case, i magazzeni sono barche variopinte in un mare di efflorescenze e di colori; la sensazione che se ne ricava è di un coinvolgimento panico e musicale insieme.
A due passi Segesta. Una memoria e una presenza. La cosiddetta 'fruizione turistica' del tempio e del teatro non ha disperso l'intatta compattezza memoriale del paesaggio, anzi l'ha portata ai livelli della cognizione popolare e dei mass media. Calatafimi e Segesta, l'uno di fronte all'altro: due civiltà, due modi di vivere lo spazio. La comunità contadina, raggrumata nell'intrico dei suoi quartieri periferici, coi suoi sostrati di cultura e devozione patriarcale; Segesta, poco discosto, il trionfo della razionalità coniugata con gli spazi naturali. L'uno e l'altro valore della condizione umana e della civiltà svolta nel tempo irredimibile della sicilitudine.