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San Rufo - SalernoFra due montagne denominate Spino dell’Ausino e Cocuzzo Delle Puglie, si aprono il Passo della Sentinella e la Via Degli Stranieri, che da tempi remoti rappresentavano il collegamento fra la Valle del Calore e il Vallo di Diano, dove sorgeva l’Antica Paestum, ad ovest dei quali, ai pendii degli Alburni, si è insediato l’ameno abitato di San Rufo. L’insediamento di San Rufo è avvenuto alla fine del primo millennio grazie ai contadini e ai pastori Teggianesi alla ricerca di sempre nuovi spazi per le loro attività. Il suo primo Barone è stato Cubello Pellegrino, a cui, nell’ambito del feudo di Teggiano, fu affidato il suffeudo di Moiano e Policeta. Questi, oriundo della città di Capua, è ritenuto il fondatore del paese (sebbene la testimonianza di vari autori di storia teggianese collocano il Casale di San Rufo prima del mille), a cui diede il nome in onore di San Rufo, terzo Vescovo di Capua. Il merito, quindi, di Cubello Pellegrino è stato non la fondazione vera e propria di San Rufo, ma l’ingrandimento del Casale e la trasformazione da uno sparuto gruppo di case e masserie e un indifeso nucleo di agricoltori e pastori a un vero e proprio “oppidum” con particolari ordinamenti giuridici. Dopo i Baroni Pellegrino, successero i Rinaldi e i Laviano. Nell’epoca feudale, San Rufo apparteneva alla Contea di Marsico, da cui dipendeva lo Stato di Diano con i suoi Casali: San Rufo, Sant’Arsenio, San Pietro, Sassano, San Giacomo. La contea appartenne prima ai Conti di Guarna, poi nel 1181 passò alla famiglia Sanseverino in seguito al matrimonio fra l’erede Isabella Guarna ed Enrico Sanseverino. In questo periodo San Rufo ebbe uno sviluppo decisivo grazie all’apporto di Calvanello e Casalvetere, di cui si conservano ancora i ruderi del castello e alcuni piccoli reperti. Passò, infatti, da semplice Casale a Università o Terra. Con la congiura dei Baroni contro il re Ferdinando I di Napoli, ordita nel Castello di Teggiano, i Sanseverino persero il Feudo di Diano e, di conseguenza, anche la Terra di San Rufo. Era allora Barone di San Rufo Antonino Pellegrino, ma, sebbene il Regio Fisco avesse messo all’asta pubblica gli Stati e i Feudi, i Pellegrino riacquistarono subito il possesso del paese. L’ultimo Barone Pellegrino fu Antonio (1865), alla cui morte la Terra di San Rufo fu espropriata e messa all’asta per debiti e, quindi, venduta a Giuseppe Parisi da Moliterno, che la rivendette al Barone Gian Matteo Rinaldi. Estintasi la famiglia Rinaldi per la peste bubbonica che flagellò l’Italia Meridionale (1778), San Rufo passò per parentela ai Laviano di Salvia. Con le Leggi sull’eversione della Feudalità del primo decennio del secolo XIX divenne Comune autonomo, appartenente alla provincia di Principato Citeriore (come si chiamò la provincia di Salerno sino al 1865) e del Distretto di Sala Consilina. Suo primo Sindaco è stato Pasquale Marmoro, che sottoscrisse nel 1809 il più antico atto di Stato Civile conservato nell’Archivio Comunale. NOTIZIE SUI BENI ARTISTICI, STORICI E ARCHITETTONICI DEL PAESE Nel paese non vi sono grandi capolavori artistici, ad eccezione di alcuni palazzi di origine feudale, le cui strutture sono degne di interesse. Parliamo del Palazzo Rinaldo, del Palazzo Laviano, del Palazzo Marmo e del Palazzo De Vita, Il Palazzo Rinaldo (ora Palazzo Mattina) fu edificato nel 1693 ad opera del Barone Gian Matteo Rinaldo (sopracitato) ed abitato dai Baroni Rinaldo dalla data della sua costruzione fino all’anno 1778, allorquando Gaetano Rinaldo vendette il Feudo a Don Paolo Laviano. Sul lato orientale il Palazzo presentava una costruzione a forma di torretta con tre feritoie, che avevano sicuramente compito di difesa. Il portale imponente è in pietra di Teggiano ed è sormontato dallo stemma araldico della famiglia (tuttora visibile). Alla sinistra dell’ingresso, si apre un locale adibito sicuramente a corpo di guardia degli sgherri baronali. Da uno dei vani laterali della legnaia si accedeva alla vera e propria prigione. Il cancello, infatti, che si vede alla destra della scala chiudeva il cortiletto adibito all’ora d’aria quotidiana dei carcerati. Lo scalone, in pietra di Teggiano, con andamento sinuoso, conduce ai piani superiori; al primo piano vi era la cucina e l’alloggio del personale di servizio, mentre, nelle camere esposte a mezzogiorno, abitava la famiglia del Barone. Sempre a mezzogiorno troneggiava la “Galleria”, ossia il salone di ricevimento. Il Palazzo Laviano sorse verso la fine del XVIII secolo ad opera di Paolo Laviano, che successe al Barone Gaetano Rinaldo nel Feudo di San Rufo. A differenza degli altri palazzi baronali, questo non fu attrezzato per la difesa vicina. Anche in questo edificio a due piani è riportato sul soffitto dell’ingresso lo stemma araldico della famiglia. I locali del piano terra servivano per il corpo di guardia e le prigioni, le quali presentavano strette finestre sbarrate da robuste inferriate tuttora esistenti. Palazzo Marmo e Palazzo De Vita, costruiti entrambi agli inizi del 1700, sono appartenuti l’uno alla famiglia del poeta Nicola Marmo, l’altro alla famiglia De Vita. Le caratteristiche architettoniche dei palazzi sono le stesse del Palazzo Rinaldo. Oltre ai Palazzi, di rilevante interesse artistico e architettonico, è anche l’Altare settecentesco, a tarsie marmoree, situato nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, e dei preziosi dipinti, che raffigurano i miracoli della Madonna della Tempa, venerata il 14 giugno in questo paese. Conosciuto ai più è, invece, il Castello di Calvanello, di probabile costruzione alto-medioevale, scomparso tra il XIV e il XV secolo. I ruderi del Castello sono posizionati a strapiombo sulla vallata, per cui si ritiene fosse adibito a posto di guardia. I ruderi evidenziano l’esistenza di due grandi ambienti, provvisti di feritoie, cui era collegata una corte, nella quale si trovava una cisterna. NOTIZIE SULLE BELLEZZE NATURALI E SULLE INFRASTRTTURE San Rufo, vista la sua posizione geografica, gode anche di un grande patrimonio naturalistico, tanto da ispirare le rime del Nostro Poeta Nicola Marmo: “Sand’ Rufo mio bello aria gentile viata a chi nge vene a abbità”. Le zone boscate e i parchi naturali del Comune fanno parte del comprensorio del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Ricordiamo in proposito alcune località caratteristiche, quali la Località Puglia, la cui vegetazione è caratterizzata da faggete di notevole bellezza con castagni da taglio e, nella parte alta, alcuni terrazzamenti utilizzati per coltivazione delle patate, e la Località Triglio – Mola – Fontanelle e Liverti. In questa zona la vegetazione arborea è rappresentata prevalentemente da faggio, ma sono presenti anche acero campestre, acero opale, castagno, cerro e ontano napoletano, che creano un ambiente omogeneo e suggestivo. Nelle zone boscate è presente una variegata fauna selvatica; segnaliamo il cinghiale, la volpe, la faina, il fagiano, la quaglia, il lupo, il corvo imperiale e, sovente, il tasso. Per meglio apprezzare e visitare questi luoghi quasi incontaminati in cui la natura non ha ceduto ancora il passo all’uomo, il quale, anzi, ha cercato di far notare la sua presenza senza arrecare danni al contesto naturale, sono sorte due aziende agrituristiche denominate Erbanito e Acquafredda, nelle quali è possibile la permanenza sul posto, effettuare escursioni a cavallo e degustare i prodotti tipici locali, quali salumi, caciocavallo, cacioricotta e pecorino di produzione propria. Il paese, sebbene parzialmente ricostruito dopo il sisma del 1980, non vanta di particolari strutture o monumenti moderni, fatta eccezione di diversi spazi di verde attrezzato e piccole caratteristiche piazze, che hanno contribuito ad abbellire e valorizzare il contesto cittadino. Si segnala, come complesso sportivo polivalente, il Centro Sportivo Meridionale in località Camerino, posta nella parte del paese prossima alla pianura del Vallo. Questa è una struttura che insiste su di un’area di circa 150.000 mq. ed è servita da un razionale collegamento viario con i centri residenziali e con l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, distante circa 5 Km. Sono presenti: tre campi da tennis, un campo di pallacanestro, un campo di calcio con pista atletica a 6 corsie di bordo, una piscina esterna, un palasport attrezzato con tribune per 1.000 posti a sedere e diviso un due settori (uno per una palestra polivalente, l’altro per una piscina, completi di servizi igienici, spogliatoi e sala medica), una foresteria atleti con 36 posti letto, un centro direzionale su tre livelli, un posto di ristoro “La Masseria”, una zona a verde attrezzato e parco giochi e ben sei aree adibite a parcheggi, dislocate nei punti più strategici del posto. Strutture ricettive consigliate: Agriturismo Acquafredda Sito Ufficiale: http://it.wikipedia.org/wiki/San_Rufo |
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