Lanciano, capoluogo della Frentania, èuno tra i comuni più popolosi della provincia di Chieti in Abruzzo; i comuni limitrofi sono Atessa, Castel Frentano, Fossacesia, Frisa, Mozzagrogna, Orsogna, Paglieta, Poggiofiorito, Rocca San Giovanni, San Vito Chietino, Sant'Eusanio del Sangro e Treglio.
La centralità strategica del luogo, la vicinanza al mare Adriatico e al fiume Sangro e l’incrocio di diverse direttrici viarie hanno sempre favorito nel territorio di Lanciano gli insediamenti umani e la nascita di villaggi, borghi e città. Le tracce della plurimillenaria presenza antropica vanno dal neolitico ( V-III mill. a.C.), documentato a Marcianese, Serra e Sant’Egidio, all’epoca italico-romana che vede il municipium di Anxanum al centro di fiorenti scambi commerciali.
Le indagini archeologiche, condotte nell’ultimo decennio, documentano le articolate fasi urbanistiche della città e il tessuto insediativo ramificato nel territorio, come testimoniano gli elementi fittili inerenti ad un’area santuariale ( loc. Defensa) e il ritrovamento di un busto di Minerva salutifera. La continuità dell’impianto urbano nella fase tardo-antica ed altomedioevale si esprime attraverso i resti di un complesso bizantino fortificato, riutilizzato dai Longobardi, sito nel quartiere di Lancianovecchia. Inoltre, attorno alla Curtis Anteana, sorta nell’alto medioevo su resti romani, vengono fondate la chiesa di Santa Maria in Platea, interrata sotto Piazza Plebiscito, e la chiesa dei santi Domiziano e Legonziano, affidata ai monaci basiliani (e dal XII sec. diventata dipendenza di San Giovanni in Venere), sede del primo Miracolo Eucaristico della chiesa cattolica.
Le Sacre Reliquie dell’ostia convertita in carne e del vino in sangue, affidate dal XIII sec. ai Francescani, sono venerate nella chiesa di San Francesco, custodite in un prezioso ostensorio settecentesco, posto al centro di un artistico presbiterio marmoreo, da secoli una delle mete irrinunciabili della devozione popolare e dell’itinerario giubilare eucaristico.
L’espansione dell’abitato medioevale nei nuovi quartieri di Sacca, Civitanova e Borgo, le spinte impresse dalla ripresa della transumanza e dell’economia armentizia ( XII sec.), accanto allo straordinario concorso di fedeli e pellegrini, hanno favorito nei secoli l’afflusso in città di mercanti, commercianti e pastori, richiamati dalle fiere di maggio e settembre, già note e frequentate ai tempi dei Romani.
Lanciano diventa uno snodo tratturale ( XV-XIX sec.) tra i più vitali e frequentati dell’antichità, e le sue fiere rappresentano un appuntamento prestigioso per lo scambio dei prodotti dell’economia pastorale, latte,lana, pelli e derivati per mercanti locali, ma anche per Veneziani, Dalmati, Fiorentini ecc.. Le superstiti case bottega del 1434, la toponomastica che scandisce gli antichi mestieri (come Via dei Funai, degli Agorai, dei Vasai) e le monumentali fontane (del Borgo, XVI sec. e di Civitanova, XVIII sec.) continuano a testimoniare il dinamismo commerciale ed economico della città, così come la chiesa di Sant’Antonio e la chiesa di Santa Maria di Conicella, fuori dell’abitato ma prossimi al tracciato tratturale, tradiscono anche nell’intitolazione, lo stretto legame col mondo della transumanza.
Ogni anno, a fine agosto, il palio delle contrade e la rievocazione dell’ivestitura del mastrogiurato, il governatore delle fiere, ricreano l’atmosfera suggestiva delle antiche usanze legate ai transiti economici e commerciali.
Riuniti i medioevali nuclei abitativi in un’unica città cinta da mura, intervallate da torri e scandite da nove porte, Lanciano si arricchisce di tesori architettonici ed artistici. Superbe testimonianze di questa fase sono rintracciabili nel Torrione Aragonese, nelle possenti ed integre Torri Montanare ( XI-XV sec.) , nella Torre di San Giovanni della Candelora ( XIV sec.), nell’unica superstite Porta San Biagio ( XIII sec.) che immetteva direttamente sul tratturo, nella chiesa di San Biagio ( XIII sec.), Sant’Agostino, San Nicola e Santa Lucia (tutte del XIV sec.), rese variamente preziose dai portali in pietra scolpita, dagli artistici rosoni, dalle tele, dalle statue e dagli arredi liturgici.
Infine la chiesa ed il convento di Santo Spirito (1293) in contrada Bardella, legano la città alla spiritualità celestiniana. Ma l’arte celebra a Lanciano il suo trionfo nella spettacolare chiesa di Santa Maria Maggiore, eretta nel 1227 sui ruderi di un tempio pagano, nello stile dell’architettura borgognona cistercense che raggiunge l’apoteosi nell’elegante portale strombato e nello splendido aereo rosone trecentesco del Petrini. All’interno, tra gli altri tesori, un trittico di scuola napoletana, un crocifisso ligneo del XIV sec. e un’artistica croce argentea di Nicola da Guardiagrele, datata 1422. Un altro monumentale segno architettonico che esalta il tessuto urbano della città è rappresentato dalla basilica della Madonna del Ponte (festeggiata dal 13 al 16 di settembre), un complesso grandioso di edifici più volte rimaneggiati, edificati sul ponte detto di Diocleziano (II sec. d.C.), sorti intorno ad una cappella, via via ingrandita fino alle forme attuali, con facciata neoclassica dell’ottocento, e con gli interni restaurati di recente, illuminati dagli affreschi del pittore napoletano G. Diano, che fanno degna cornice alla statua miracolosa della Vergine. Poco distante la possente torre campanaria del 1600, un frammento ineludibile della memoria storica della città.
Anche il fervore edilizio degli ultimi secoli ha prodotto esiti architettonici di grande rilievo, con l’espansione della città fuori dell’antica cinta urbana , la costruzione di interi nuovi quartieri e di palazzi, ville e dimore signorili, tra cui gli edifici liberty o classicheggianti realizzati agli inizi del ‘900. Città industriosa, creativa e colta, patria di letterati, poeti, scittori ed editori ( come la prestigiosa casa editrice Carabba), medaglia d’oro al valore militare per l’impresa degli Eroi ottobrini ( 6 ottobre 1943), oggi Lanciano rappresenta la capitale economica, sociale e religiosa del bacino del Sangro, in continua progressione di crescita demografica, commerciale e culturale, in linea con il suo glorioso passato.