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Hotel B&B Chieti - Chieti

Chieti - Chieti Svettante sulla valle del fiume Pescara, dall’alto della collina su cui è pigramente adagiata, il comune di Chieti racchiude in un solo orizzonte ottico e paesaggistico la peculiarità dell’ambiente abruzzese, l’abbraccio tra i monti e il mare, e ne sigilla l’identità con il plurisecolare spessore storico e culturale.

Leggende e miti, collegati variamente ad Ercole e/o Achille, hanno sempre alimentato la fantasia degli storici locali per spiegare le antichissime origini della città. Più realisticamente l’abitato di Chieti, segnato fin dal neolitico dalla presenza antropica (resti a Tricalle), assume una struttura ben definita con l’arrivo (dopo il I mill. a. C.) di una tribù sabellica, i Marrucini, che si insediano sulla ' collina boscosa' denominandola, come recita appunto il toponimo, ' Teate'. Capitale di un vasto e ricco territorio, con il passaggio sotto il dominio romano, Teate diventa municipium e , tra II sec. a. C. e I/ II sec. d. C., raggiunge il massimo splendore.

La via consolare Claudia-Valeria, che penetra fin dentro il centro urbano ( attuale corso Marrucino) la collega direttamente a Roma, l’edilizia pubblica registra un notevole sviluppo e, grazie all’evergetismo di alcune famiglie illustri, come gli Asinii (Asinio Pollione, oratore e console, nel 39 a.C., dona ai Romani la prima biblioteca pubblica, allestita con i proventi di una vittoriosa spedizione militare), vengono innalzati monumenti e templi. Il complesso dei tempietti gemelli, a cui viene successivamente affiancato un terzo tempio ( I sec. d. C.), le grandi cisterne, il severo teatro, il maestoso edificio termale ( metà I sec. d.C.), servito da un’imponente cisterna, composta da nove grandi ambienti affiancati ed, infine, l’anfiteatro al centro del parco della Civitella, costituiscono le emergenze archeologiche più prestigiose, tramate all’interno dell’attuale tessuto urbano.

Inoltre il Museo Nazionale di Antichità, ubicato nel neoclassico palazzetto appartenuto ai baroni Frigeri, all’interno della villa comunale, ed il moderno, scenografico e didattico Museo della Civitella, che custodiscono reperti e testimonianze di altissimo spessore storico ed artistico (Guerriero da Capestrano, letto d’osso d’Amplero, frammenti dei frontoni di templi ecc.) si possono considerare strutture basilari e di valenza nazionale per la conoscenza del patrimonio archeologico teatino e regionale.
Dopo la caduta dell’impero romano, Chieti subisce alterne vicende. Distrutta dai Goti e dagli Eruli, ricostruita per volere di Teodorico ed innalzata a sede di gastaldato dai Longobardi, la città è bersaglio di funeste invasioni saracene e di attacchi di Franchi che culminano con l’assedio e la terribile distruzione ad opera di Pipino, figlio di Carlo Magno.

Diventata in seguito potente e ricca sede del comitatus teatinus, un imponente feudo dal Pescara al Trigno, la città, già prestigiosa sede vescovile sotto la dinastia degli Attonidi, gastaldi longobardi, diventa anche un attivissimo centro di studi umanistici, con l’istituzione di uno scriptorium, una scuola di scrittura e di canto, finalizzata non solo alla trascrizione dei testi, ma anche agli studi ed all’approfondimento teologico.
La crescita di Chieti si consolida sotto gli Angioini e gli Aragonesi e con la ripresa della transumanza orizzontale e dei traffici da essa attivati che producono aumento demografico, espansione della città, allargamento del circuito murario e apertura di nuove porte. Fra Seicento e Settecento la città partecipa vivacemente alla vita culturale del regno di Napoli, con intellettuali di rilievo, come l’abate F. Galiani ed il marchese R. De Sterlich, e, durante tutto l’ottocento, svolge la funzione di centro amministrativo importante, un ruolo sostanzialmente invariato dopo l’Unità d’Italia e particolarmente potenziato negli ultimi decenni.

Il clima di benessere favorisce l’impegno nell’edilizia civile, come testimoniano le strutture architettoniche cinquecentesche (Palazzo Maio e palazzo Martinetti, sede della Pinacoteca provinciale 'C. Barbella'), barocche (palazzo Carusi, palazzo Durini, palazzo De Sanctis-Riccardone, palazzo Lepri, palazzo De Lollis) ed ottocentesche ( teatro Marrucino che, insieme a Palazzo Martinetti, costituiva il collegio e la chiesa dei Santissimi Ignazio e Stefano dei Gesuiti).
Ma è soprattutto nell’edilizia religiosa che Chieti celebra i fasti architettonici con chiese e cappelle, dense di opere d’arte, e palazzi , come quello Arcivescovile, affiancato dalla torre fatta erigere nel 1480 dal vescovo Valignani, il seminario Diocesano ( 1618) ed il Collegio dei Padri delle Scuole Pie (1642-1660), ora Liceo e Convitto Nazionale. La cattedrale, originariamente dedicata all’apostolo Tommaso e sita probabilmente su resti del tempio di Ercole, è intitolata a San Giustino, vescovo del IV sec., patrono di Chieti ( festeggiato l’11 maggio), venerato per i miracoli legati alla protezione della città contro incendi, terremoti e devastazioni di raccolti, operati soprattutto dopo l’ostensione del Santo Braccio, una delle reliquie del corpo del Santo, custodite nella cripta.

Varie e complesse le vicende architettoniche della chiesa : su un nucleo già ampliato dal vescovo Teodorico ( 840), nell’XI sec. si definisce l’impianto planimetrico sostanzialmente ancora conservato, su cui vengono operate ricostruzioni e modifiche nel XIV, XVI e XVIII sec., fino all’assetto attuale, a tre navate e con alta scalinata di accesso al portale principale. Nell’interno si segnalano: il fonte battesimale (1599), varie cappelle, altari in stucco dei fratelli Piazzola e S. Mabrini, l’altare maggiore con paliotto in marmo di scuola napoletana ( XVIII sec.), un Cristo ligneo del quattrocento , un coro di legno intagliato ed una pala di G. Sammartino (XVII sec.). Nella cripta, posta sotto il presbiterio, batte il cuore romanico dell’edificio, con affreschi del XII/XIII sec.e frammenti lapidei altomedioevali.

Dalla cripta si accede alla cappella del Suffragio, sede della Arciconfraternita del Monte dei Morti che organizza la storica e toccante processione del Venerdi Santo, accompagnata dall’esecuzione del Miserere di Selecchy. Nel 'tesoro della cattedrale' figurano 2 preziosi messali miniati ( uno è di Teodoro da Ortona dell’XI sec., scritto da Paolo Diacono ; un altro è denominato missale Borgia, da Giovanni Borgia, nipote di Alessandro IV). Affianca la chiesa un elegante campanile ornato di bifore ogivali del 1335, sormontato dalla cella campanaria realizzata da Antonio da Lodi ( 1498). Varie ristrutturazioni interessano anche altre prestigiose chiese teatine.

La chiesa di San Francesco della Scarpa, con annesso convento, fondata nel XII sec, presenta rimaneggiamenti successivi : tele seicentesche di G.B. Spinelli, un pulpito ligneo barocco di S.M. Salvini, dipinti settecenteschi di E. Graziani. La romanica chiesa di Sant'Agostino viene ristrutturata alla metà del 1600; la chiesa del Carmine, sul colle della Civitella, edificata nel 1290 per volere del beato Roberto da Salle, presenta un prezioso altare di legno intagliato del XVI sec. e un affresco di D. Teodoro. Anche la chiesa di S. Domenico, già dei Padri Scolopi, subisce modifiche nel XVII sec., mentre nella chiesa di S. Chiara il barocco trionfa con un tripudio di dipinti seicenteschi di G.B. Spinelli.
Autenticamente barocca, la chiesa di San Giovanni dei Cappuccini conserva altari ed arredi lignei settecenteschi e tele della scuola del Veronese. Ancora stucchi settecenteschi, opera di G.B. Gianni, adornano la chiesa di San Gaetano ; un bassorilievo in pietra (XII sec.) raffigurante la Mater Domini viene conservata nell’omonima chiesa. Appena fuori dell’abitato, al centro di un frequentato snodo viario, si trova la suggestiva e mistica chiesa a pianta ottagonale di Santa Maria a Tricalle, edificata nel 1317, forse sui resti di un tempio di Diana, la quale mantiene profeticamente, negli esiti dell’attuale collocazione, la sorprendente attualità del toponimo originario, a tribus callis, luogo in cui si incrociano tre strade.

Oggi la città di Chieti presenta una intensa espansione edilizia, che ha radicalmente mutato l’armonico e secolare rapporto città-campagna, ed una crescita culturale e sociale in continua progressione, connessa sia ad una dinamica e moderna struttura universitaria, sia ad un apprezzato ed avanzato presidio ospedaliero. La crescita industriale e commerciale ha interessato, invece, in modo più massiccio, la zona dello Scalo che, al centro di numerose direttrici viarie, ha fatto registrare negli ultimi decenni una esplosiva accelerazione urbanistica ed economica.


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