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Montauro - Catanzaro

Montauro - Catanzaro Il comune di Montauro si trova nella provincia di Catanzaro e conta circa 1300 abitanti; geograficamente confina con i comuni di Gasperina, Montepaone, Palermiti, Squillace e Stalettì.

La cultura di uniformare le nuove costruzioni ai valori originari dell'insediamento urbano è andata via via scomparendo nel tempo in quanto non sono più usati quei materiali che contraddistinguono il: 'vecchio' dal 'nuovo'.

Vi erano le Pietre naturali granitiche che erano estratte da cave esistenti nella zona e lavorati da scalpellini locali. Il loro impiego era vastissimo e largamente diffuso nell'ambito urbano, dalle chiese ai palazzi gentilizi ai portali, nella costruzione della scale per i davanzali delle finestre.
Ma l'impegno più frequente, grazie alle caratteristiche di resistenza, era la pavimentazione delle strade e degli spazi aperti lastricati con un BASOLATO.

Le Pietre naturali arenarie ebbero un impiego più vasto, grazie alla loro minore durezza che consentiva una più facile lavorabilità. Erano usate nella costruzione di portali e si uniformavano alla pietra granitica.
Le pietre arenarie erano usate anche per inglobare la muratura, per le cornici delle porte, nei blocchi regolari squadrati a formare stipiti e architravi, per l'ossatura di cantonali.

Un altro elemento naturale di larga diffusione era l'argilla che per le sue caratteristiche permetteva una gran varietà d'impiego; era usata nella composizione degli elementi decorativi di facciata come cornici, cantonali, marciapiedi, linea di gronda.
Anche il legno svolse un ruolo importante nel panorama dei materiali naturali; esso costituì l'elemento di maggior impiego nella costruzione dei solai, dei serramenti, dei portali degli edifici. Il FERRO, come il legno, ebbe vasto impiego soprattutto negli elementi di finitura dei balconi, quali ringhiere e mensole. Le ringhiere sono composte da aste di sezione quadrata inserite nei correnti superiori o inferiori con decorazioni di ferro forgiato.

La scelta dei colori predominanti nella scena urbana, rispetta in parte i valori tradizionali di relazione tra ambiente naturale ed artificiale.
Le tinte scelte si conformano alle caratteristiche del paesaggio: sono preferite le tonalità tenui che conferiscono solarità allo scenario urbano.

Alcuni colori si pongono in un rapporto di contrasto con le tinte chiare degli intonaci: il grigio scuro della pietra granitica di certi portali, il colorenero del ferro delle ringhiere e le diverse tonalità del legno dei portali e delle finestre.

I colori (pastello, grigio, beige) della scena urbana sono quelli che circondano il centro storico, forse perché meglio si uniformano ai colori naturali della pietra e del granito.
A questi colori si sono sovrapposti, in epoche recenti, tinte forti e scure che hanno alterato completamente l'immagine del centro storico.
Le tecniche di costruzione sono state utilizzate con l'impiego di materiale in uso nell'edilizia di Montauro.

La struttura nell'edilizia del centro storico di Montauro è la muratura in petrame granitico e malta di calce, largamente diffusa soprattutto nella ricostruzione post-sismica degli edifici.
Il tipo di muratura che caratterizza l'inizio del secolo è quella in petrame listato di mattoni e malta cementizia.

Si è purtroppo aggiunto, negli ultimi decenni, l'uso del cemento armato, che oltre ad essere usato nell'edilizia moderna, viene anche impiegato nella ristrutturazione dei 'vecchi' edifici; ciò vanifica i precedenti ed antichi elementi architettonici che costituivano gli elementi decorativi degli antichi palazzi gentilizi: architravi, cornici, portali.
I nuovi tipi di muratura e d'intonaci, come pure le copertura ed i solai, non sempre integrano con le strutture classicheggianti del 'centro storico', contrastando in modo evidente con gli elementi architettonici tipici di questa 'zona' del paese.

Inoltre la pavimentazione delle strade del 'centro storico', originariamente composta da materiali naturali (pietra granitica, acciottolamento), è stata talvolta manomessa con sovrapposizioni di cemento o d'asfalto che ri sultano, anche in questo caso, incoerenti con l'armonia del 'centro storico' stesso.

I Portali


Montauro vanta di un elevato numero di portali di diversa matrice stilistica disseminati lungo tutto il perimetro urbano; su alcuni si affacciano i Palazzi Gentilizi con i quali essi caratterizzano l'ingresso.
Essi sono splendidi esempi appartenenti ad antichi edifici nobiliari, e, nella loro globalità, rappresentano e testimoniano l'ispirazione classica.
È auspicabile, nel tempo, il mantenimento della configurazione originale detti portali, perché evidenziano i valori storico-culturali dell'insediamento urbano.
Dal punto di vista tipologico la composizione dei portali è così caratterizzata:Dal punto di vista tipologico la composizione dei portali è così caratterizzata:
- Conci monolitici.
- Blocchi monolitici lisci.
- Soglia di pietra.
- Infisso di legno a due ante.
- Presenza di capitelli di tipo cubiforme con o senza decorazione.

La torre di Montauro


Nel territorio di Montauro esiste una torre antica, posta su una delle alture che scendono verso il mare, che pure si affacciano sulla piana epica denominata Sanguinaria, oggi detta «Sajinara», lì ove avvenne la famosa battaglia tra Annibale, nelle cui file si contavano gli ultimi bruzi, ed i romani del Console Marcello, nel 208 a.C.

È là arroccata, ma nascosta; la superstrada per Reggio scorre ai suoi piedi, ma pochi si possono accorgere della sua presenza poichè inserita in un contesto di costruzioni rurali, o meglio insediamento nobiliare risalente al 1662: tale è infatti la data incisa su di un portale di granito del casale abbandonato, immerso nei rovi.

È di forma tronco-piramidale, a base quadrangolare, con muri spessi fino a mt. 1,60; ricca di un piano coperto a livello di terra e di un sotterraneo oscuro; si sviluppa in altezza per mt. 12, ma mostra certo i segni della sua superiore grandezza quando, in prossimità del solaio di copertura del piano intatto, si lascia i resti di muri cadenti, proprio là dove sfoggia il suo cornicione di granito di rilevante bellezza e fattura.

In un angolo, all'interno illuminato dall'unica finestra quadrata, posta in alto ad Est, si arrampica una scala a chiocciola interamente in pietra granito, finemente intagliata.
L'unico suo arredo è fatto di pietra: due macine perfettamente rotonde del diametro di mt. 1,20 sono poste una accanto all'altra; I'una con la faccia lavorata rivolta verso il soffitto, I'altra rovesciata con la parte rudimentale, grezza, posta di lì a poco; ed ancora una vasca, pur essa di pietra, delle dimensioni di mt. 1,60x0,80 con una profondità di cm. 10, servita di un foro di scolo: di certo, trattasi di una mola per la macina delle ulive, veramente primordiale.

Le pietre possono essere state introdotte nella torre in epoca remota, attraverso l'arcata chiusa posta sulla parete Nord e prima che fossero costruiti i fabbricati adiacenti, cioé prima del 1662; non certo introdotte dalla stretta porta che è posta a Sud, ancora aperta, che ivi introduce e che permette la comunicazione con il vano adiacente. Quest'ultimo, mancante di parte della copertura in tegole e legno, era adibito a frantoio, con ancora intatte le macine di granito che venivano mosse da animali, la pressa, una delle prime metalliche mosse a mano, le vasche di raccolta scavate nel pavimento.
Questo tesoro aspetta di essere scoperto, portato alla conoscenza di tutti, essendo bene comune, non solo dei montauresi che se ne potranno vantare.
Ma lasciamo questa torre seguendo il percorso verso mare, lungo la strada lastricata di pietre che ricorda le vie romane, e andiamo alla ricerca dell'altra torre, quella riportata sulla mappa che lo studioso Aversa ci ha inviato da Roma, frutto delle sue ricerche.

La torre da noi descritta non è segnalata su questa mappa; è riportata invece, segnalata, quella denominata «finibus terrae», che pare sia stata inghiottita, soffocata da qualche fabbricato di civile abitazione.
Era di forma rettangolare e situata quasi al centro del golfo di Squillace ed al margine Est del «Piano Sanguinario». Sorgeva a circa tre metri sopra il livello del mare, con scarso orizzonte.
C'è, esiste invece, quella in vicinanza di Soverato (antico villaggio della Magna Grecia: Poliporto) della Galilea o Poliporto. Facevano parte delle 337 torri volute da Pedro di Toledo, Viceré di Napoli, e dall'Imperatore Carlo Quinto nel 1537 ed ancora più tardi, nel 1565 dal Viceré duca d'Alcalà don Parafan Ribera, per circondare il Regno dalla parte del mare e perciò dette torri marittime; presiedute da guardie a cavallo chiamate «cavallari», come «Cavallare» furono pure chiamate queste torri.

Hotel B&B Montauro

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Sito Ufficiale: http://www.comune.montauro.cz.it





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