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Hotel B&B Bitonto - Bari
Grande comune della provincia di Bari, Bitonto è conosciuta come la città degli ulivi grazie alle sue estese coltivazioni di olivi; geograficamente si estende dall'alta Murgia fino a 2 km dal mare Adriatico e confina con i comuni di Altamura, Bari, Bitetto, Giovinazzo, Modugno, Palo del Colle, Ruvo di Puglia, Terlizzi e Toritto.Le Origini. La particolare posizione geografica della Puglia, protesa verso Oriente, ha favorito, fin dall'età remota, immigrazioni di popoli provenienti dall'area balcanica e dall'Egeo. I porti naturali di questi approdi verificatosi nel lungo arco di tempo che va dal 10.000-1500 a.C. furono le insenature naturali di Palese, Giovinazzo, Santo Spirito. Dalla zona costiera, queste prime immigrazioni si spinsero verso l'interno, nell'agro di Bitonto dove, nella Lama Balice esistono aggrottamenti e insediamenti preistorici che testimoniano la formazione in loco dei primi insediamenti umani che dettero origine allo sviluppo del Centro urbano della città. Insediamenti neolitici sono stati inoltre individuati tra Palese e Santo Spirito dove sono venuti alla luce reperti di ceramica impressa risalente al 10.000 a .C., e tratti di muratura. Altre tracce di manufatti fittili e resti fossili sono stati rinvenuti tra Palese e Bitonto e, altre ancora, risalenti alla prima età del ferro e l'età classica-ellenistica, nel cuore del Centro antico di Bitonto, laddove sorge una chiesa altomedievale dedicata a S.Leucio. Altri siti della prima età del ferro sono stati rinvenuti nell'ansa del Tiflis, verso Palombaio. Una traccia vistosa della presenza umana nel nostro territorio è costituita da uno dei più grandiosi monumenti megalitici, scoperto nel 1961 sulla provinciale Giovinazzo-Terlizzi. Trattasi di un dolmen che, assieme ai menhir rappresentano le testimonianze della prima civiltà pugliese. Bitonto Peuceta. Pur se carenti sono le fonti per tracciare un quadro culturale della città in età preromana, non è tuttavia difficile arguire che già dalla fine dell'età del bronzo (XVI - XII sec. a.C.) contatti, più o meno intensi, dovettero instaurarsi tra naviganti egei e indigeni dalle identiche radici mediterranee. Ma fra XII e X sec. a.C. con la nascita di culture regionali, ebbe inizio nella Puglia quella cultura denominata japigia che dette poi origine a tre subetnie: Dauni a nord, i Peuceti al centro, i Messapi a sud. La formazione del primo nucleo urbano della città di Bitonto dovrebbe risalire all'età peuceta: Abbiamo motivo di credere, infatti, che sullo spalto del Tiflis vi erano numerosi villaggi privi di strutture difensive, i cui abitanti erano denominati BUTONTINOI, dall'incerta etimologia. La prima cinta muraria bitontina può essere datata tra V e IV secolo a.c.; tracce possono riscontrarsi sulle cortine di fondazione delle mura e torri normanne. Carenti sono le fonti documentarie che permettano una valutazione dello stato della nostra città prima della venuta dei Greci. Le più antiche notizie in proposito si possono far risalire all'anno 708 a.C. quando sui lidi del mar Jonio sbarcarono i coloni spartani che fondarono Taras, la futura Taranto, divenuta potente nei commerci, che soggiogò i mercati dei popoli liberi di Puglia. Ed è sulle prime monete di Taranto che è rappresentato l'eroe Falanto che naviga sul dorso di un delfino. Lo stesso Falanto è rappresentato su un tipo di moneta bitontina con la leggenda in greco 'BITONTINON'; mentre sull'altro lato è impresso il guscio di una conchiglia, evidentemente per significare il vicino litorale dell'Adriatico. Bitonto in età greca. Dalla fine del VII secolo ha inizio il processo d'ellenizzazione della città di Bitonto; ma è al V secolo a.C. che risalgono alcuni esemplari di monete bitontine. Se ne contano di diversi tipi affini come soggetto, ma diversi per grandezza e peso, rinvenuti nelle tombe a fossa della necropoli bitontina. Le immagini impresse sono quelle di Pallade con elmo corinzio, la spiga di grano con arista e foglie, la civetta, il ramo dell'ulivo. Oltre alle monete, il grado di civiltà raggiunto da Bitonto in età ellenistica è testimoniato dalla ricca suppellettile venuta alla luce nel casuale ritrovamento di tombe nell'aerea cittadina. Detta suppellettile è per lo più d'importazione greca e proveniente da Egnathia, naturale emporio del commercio attico. Tale suppellettile è rappresentata da vasi d'ogni grandezza e foggia, riccamente decorata con figure e simboli floreali che arricchiscono attualmente i Musei archeologici di Napoli, Taranto e Bari. L'area della necropoli si estendeva nella zona ovest della città, tra la Via Traiana, a nord-ovest, e Vectabilis, a sud-est. In alcune tombe sono stati rinvenuti oltre a reperti ceramici d'ottima fattura, anche quelli in bronzo o in ferro, come un cinturone con forellini, uno strigile in bronzo, una punta di lancia in ferro, un elmo corinzio. Resti di costruzioni greco-romane sono venuti alla luce nel Centro Antico, come un cunicolo scoperto in Piazza Cattedrale, formato da piccoli conci sommariamente squadrati e messi in opera a secco. La copertura è composta da grandi lastre calcaree situate a capanna e appoggiate ai piedritti con rincalzo di pietrame informe. Bitonto in età Romana. Roma potenza politica e militare sempre più forte ed incontrastabile, nutriva grandiose mire espansionistiche e riuscì a sottomettere, durante le sue innumerevoli campagne militari, i popoli stranieri più deboli, i cosiddetti barbari. Denominata 'Urbs' concentrò in sé le glorie di tutte le città d'Italia, e tutto ciò che non fosse romano, non fu considerato grande ed illustre. Molte colonie, città federate e municipi, chinarono la testa davanti a Roma, sacrificando memorie, leggi, lingua e libertà. Le città italiane di fondazione greca, mal tolleravano il nuovo potere, ma per evitare l'eccidio, loro malgrado, scesero, amichevolmente a patti con Roma. Questa decisione fu comune ai paesi della Lucania e della Puglia, tra cui anche Bitonto, ed è proprio in virtù di questa alleanza che i Romani vinsero i Sanniti. In tale occasione, i Pugliesi, indispettiti dai soprusi di Roma, risposero con sollecitudine alle richieste d'aiuto avanzate dai Sanniti, provocando le ire dei Romani che per tutta risposta inviarono il console Aulio Cerretano a devastare le loro terre. I Sanniti respinsero le proposte di pace dei Romani e questi ultimi, facendo capo a Lucera, rimasta volontariamente sotto giogo di Roma, li attaccarono nuovamente, piegandoli e costringendoli a disperdersi per tutta la Puglia. Dopo la sconfitta dei Sanniti, i Pugliesi chiesero d'essere protetti sotto l'ala di Roma, anche se la sudditanza all 'Urbs', comportava l'amara negazione delle proprie libertà. Bitonto e i suoi cittadini, iniziarono così una lotta continua contro i loro padroni e tiranni. Non sappiamo con precisione se Bitonto sia stata colonia, città alleata, municipio o prefettura, anche perché le città erano soggette a cambiare spesso condizione e stato. Alcuni elementi ci permettono di considerare il nostro paese Municipio Romano. 'Municipio' era considerata dai Romani quella città che aveva la facoltà di governarsi con leggi proprie e di eleggere i propri magistrati, usufruendo allo stesso tempo di tutti i privilegi della stessa Roma, come quello di conservare gli Dei che veneravano ed i sacrifici che praticavano, prima di passare sotto il dominio romano. A Bitonto, che come si è detto in precedenza, possedeva il suo 'Pomerio' (l'area sacra destinata alle celebrazioni religiose ed ai giochi), fu concesso di conservare il culto a Minerva, la divinità protettrice dei suoi abitanti. Avvalora l'ipotesi che Bitonto sia stato Municipio, l'esistenza di una lapide, di periodo romano, rimasta intatta alle intemperie delle stagioni e sopravvissuta sia alla furia degli invasori che all'ignoranza delle popolazioni. Questo monumento romano, unico e prezioso, si trova incastonato nelle mure esterne dell'attuale chiesa di 'S. Pietro in Vincoli' costruita sui resti del tempio sacro a Minerva; e precisamente nel muro di recinzione che costeggia la sacrestia dalla cui porticina si accede alla sommità dell'antica muraglia, che nei tempi andati cingeva la nostra città. La pietra cubica, da una parte raffigura la testa di Medusa, mentre sull'altro lato riporta la seguente scritta: MINERVAE SACRUM C.MARIUS NOINU S La testa di Medusa era raffigurata sullo scudo di Minerva; questa divinità insieme ad altre, Roma le adottò dalla Grecia, Bitonto direttamente da Atene forse perché una colonia venne a riproporla. Bitonto, quindi, usufruì della cittadinanza romana, ma conservò gli usi, i costumi, le consuetudini d'antica colonia greca, l'autonomia e potè gloriarsi del titolo di 'Municipio'. La municipalità comportò l'estensione della cittadinanza romana per cui l'Apulia fece parte in tutto e per tutto dello Stato Romano. Anche Bitonto, civitas romana, così com'è citata nel Liber Colonis di Frontino e negli itinerari d'Antonino e Teodosiano (carta di Peutinger), ha il privilegio di avere un proprio magistrato, così come si legge in una epigrafe di provenienza locale. Ma i Bituntinenses, inclusi da Plinio nell'elenco dei Populi Apuli, chiedono l'autonomia locale anche a favore del complesso dei suo vici e pagi: Natiolum (Giovinazzo) e Palium (Palo del Colle). La municipalità bitontina era costituita da cives con suffragio (optimo jure) e con una organizzazione amministrativa composta da un quattuorvirato a cui erano riservate funzioni giurisdizionali e amministrative. Numerose sono le testimonianze documentarie riferibili a Bitonto e alla sua importanza in età romana. Di essa scrive Publio Valerio Marziale (40-104 d.C.): Haec praesta mihi, Rufe, vel Butuntis ….Haec tam rustica malo quam Butuntos. Di essa scrive ancora Plinio Caio Secondo (23-79 d.C) Inter mediterraneos calabrorum…Butuntinenses. E poi ancora Frontino Sesto Giulio (30-103 d.C.); itinerario dell'imperatore Antonino; Tabula Peutingeriana; Anonimo Ravennate (V sec.d.C.); Giudone geografo. L'importanza di Bitonto in età romana non è data solo dal fatto di essere stata un municipium, ma anche dal fatto di essere stata centro di sosta e di cambio dei cavalli per i viaggiatori che da Roma si recavano a Brindisi percorrendo la via Traiana. L'altra strada chiamata da Strabone Via Vectabilis per Peucetios, iniziava da Porta Pendile e si dirigeva verso Ceglie, Rugliano, Conversano per congiungersi alla Traiana e alla Egnathia. Per tale ragione il centro bitontino fu menzionato nei tre itinerari imperiali: la Tavola Teodosiana, l'Itinerario Antonino e l'Itinerario Gerosolimitano. Oltre alla Traiana, in età tardo-repubblicana è attestata l'esistenza di una strada alternativa all'Appia, che congiungeva Roma con Brindisi: la via Minucia. La diversione da Bitonto per Bari è attestata dal miliare di L. Gellio del I sec.a.C., che conferma l'esistenza anche della via Gallia trafficata da chi proveniva da Roma, Benevento, Canosa, Ruvo e Bitonto verso Bari, Egnathia e Brindisi. Bitonto in età medievale. Tenterò ora di tracciare per vie maestre il cammino della storia di Bitonto che non doveva certamente essere molto diversa da quelle delle altre città pugliesi nel lunghissimo arco di tempo che siamo soliti chiamare Medioevo. Dopo la caduta dell'impero romano d'occidente che ha come data simbolica il 476 d.C., la Puglia continuerà a svolgere un ruolo importante nei contatti tra Oriente e Occidente, sia dal punto di vista commerciale sia culturale. Ma la caratteristica di rilievo per la Puglia nel periodo considerato è data dall'estendersi e dal consolidarsi del Cristianesimo e delle istituzioni ecclesiastiche imperniate sull'organizzazione delle diocesi intorno ai rispettivi vescovi. Le ultime scoperte effettuate in cattedrale costituisco la prova evidente ed inconfutabile di quest'organizzazione. Se prima, infatti, avevamo solo dei sospetti dell'esistenza di una diocesi bitontina antecedente il Mille, la basilica paleocristiana venuta alla luce nelle viscere della nostra cattedrale offre adesso prove certe di una dinamicità ed effervescenza religiosa nel tessuto sociale della Bitonto altomedievale. E' ovvio che alla luce di queste scoperte si tenterà ora di indagare facendo riferimento non più a sospetti ma a dati reali. Dal punto di vista economico, la Puglia già dal V secolo esercitava un ruolo di primo piano nell'attività cerealicola ed esportatrice. Già da quest'età era iniziata un'imponente opera di trasformazione agraria, mediante l'impianto su vasta scala d'oliveti. La produzione olearia, infatti, stimolata dall'alto reddito che forniva, riusciva a soddisfare le richieste del mercato italiano. Il traffico commerciale favoriva inoltre l'investimento di cospicui capitali e richiamava in Puglia e quindi anche a Bitonto colonie ebraiche. Per quanto riguarda la presenza degli Ebrei a Bitonto, abbiamo motivo di credere che essi si siano stanziati nella città verso la fine del IV secolo come si legge nella costituzione dell'imperatore ONORIO che parla esplicitamente di superstizioni giudaiche in Puglia e Calabria. Ma su questa presenza la documentazione è ancora più esplicita in età normanna, quando cioè sappiamo con certezza in quale parte della città di Bitonto gli ebrei si siano stanziati, cosa facevano e come erano trattati dalle autorità. Alla base di una generale prosperità che caratterizzava la nostra regione e quindi Bitonto in questi primi secoli cristiani, doveva esserci la relativa tranquillità di cui godette la Puglia, meno colpita dalle invasioni barbariche. Né Odoacre né Teodorico, inoltre sembrano aver sottoposto le terre meridionali alla spartizione tra i loro seguaci. Anzi la pace ininterrotta e l'ordine durante il regno di quest'ultimo (493-526) contribuirono allo sviluppo economico del paese. A tale prosperità contribuirono molto i vescovi delle diocesi. E se le notizie sono nulle per Bitonto, per altre città conosciamo fatti e nomi delle diocesi e dei vescovi. Basti citare Canosa e Larino e i vescovi Rufino ed Aprile, oppure il vescovado di Aeca, l'attuale Troia o Siponto col vescovo Maiorano, o di Trani col vescovo Eutichio, o di Bari con Concordio. Con la morte di Teodorico nel 526 e la susseguente crisi del regno ostrogoto, si giunse nel 535 allo scoppio della guerra greco-gotica, che interessò direttamente la Puglia nelle ultime fasi del conflitto. Era allora imperatore di Bisanzio Giustiniano che tentò la riconquista delle terre occidentali appartenute all'impero romano e occupate poi dai barbari. Anche se Bitonto non fu direttamente interessata al conflitto, tuttavia subì le conseguenze delle devastazioni della guerra e della rivoluzione sociale ed economica suscitata dal re goto Totila che si mise a riscuotere le tasse ed ad impadronirsi dei redditi che spettavano ai proprietari terrieri, espropriando i latifondi ed estromettendo il fisco imperiale. Alle devastazioni causate dalla guerra greco-gotica si aggiunse un'altra calamità, quella della discesa dei Longobardi in Italia nel 568. L'invasione longobarda che penetrò fino in Puglia, restrinse il dominio bizantino alle coste e alla penisola salentina e produsse un profondo sconvolgimento nell'organizzazione civile ed ecclesiastica. Le sedi vescovili furono ridotte di numero. Anche qui non sappiamo quale fine abbia fatto la diocesi di Bitonto. Una fonte preziosa per la conoscenza delle condizioni della Puglia in questo periodo, compreso tra l'arrivo dei Longobardi e la fine del VI secolo, è costituita dall'epistolario di Papa Gregorio Magno (590 -604). Se Gregorio Magno parla di Lucera che divenne sede di un 'gastaldo' longobardo, se parla di Siponto e del vescovo Felice, delle chiese di Brindisi, Lecce e Gallipoli, di Bitonto invece non fa alcun cenno. L'insediamento longobardo in Puglia ebbe carattere militare ed agricolo. Occupata Benevento e costituito il ducato beneventano, i longobardi penetrarono lentamente in Puglia. Vi risparmio tutte le vicende e le guerre tra Costante II e i longobardi per arrivare alla conversione di questi alla restaurazione dell'ordinamento ecclesiastico e delle circoscrizioni diocesane. Il tutto avvenne sotto il governo del duca Romoaldo e di sua moglie Teuderada che sembra abbia cooperato con San Barbato all'evangelizzazione dei longobardi meridionali. Questo santo fu talmente popolare che anche i bitontini gli dedicarono una chiesa. Con l'VIII secolo si registra la massima espansione dei Longobardi in Puglia dove miravano alla totale espulsione dei bizantini. La penetrazione non fu solo fisica ma anche nella mentalità, nel costume, negli ordinamenti giuridici delle popolazioni indigene con il preciso e cosciente intento di allontanarle dai Bizantini e dalle influenze orientali. Si arrivò al punto che pugliesi e longobardi erano accomunati per abitudini, interessi, cultura, religione e diritto, tanto che il diritto consuetudinario longobardo, specialmente in materia matrimoniale e di tutela regolamentava i rapporti tra le persone. Non si può qui non far riferimento ai santi protettori dei Longobardi; tra essi figurava in primo luogo S. Michele in onore del quale venne eretto verso la fine del VI secolo un santuario a Montesantangelo. Dal punto di vista politico amministrativo, siamo informati dell'esistenza di gastaldi a Canosa, Siponto, Taranto, Lucera e Bari. Le ultime ricerche ancora in via di definizione danno per certo anche la presenza del gastaldo a Bitonto. Si trattava di funzionari amministrativi posti a capo dei vari distretti in cui fu diviso il ducato. Essi detenevano i poteri giurisdizionali e ad essi era affidato il compito della difesa e della guerra. Se i longobardi si erano ben inseriti nel tessuto sociale, economico, religioso e politico dell'Italia meridionale, non altrettanto si può dire dei Saraceni che, sbarcati a Brindisi in un giorno dell'838, dilagarono in tutta la Puglia. I Longobardi prepararono la difesa, ma i Saraceni di fede musulmana fanno strage di essi. Lo stesso Sicardo, capo dell'esercito longobardo muore in battaglia ucciso dai suoi stessi seguaci. In difesa dei territori meridionali avanzano i Bizantini conto i Saraceni ma la vittoria è sempre di questi ultimi che alla fine dell'847 occupano Bari. La lotta si trascina fin sotto le mura di Bitonto dove nel 875 muore il capo saraceno. Bari intanto diventa città musulmana; vi si costruisce addirittura una moschea. Gli abitanti della Puglia, Bitonto inclusa, pagano pesanti tributi ai Saraceni per evitare il saccheggio. Intanto, tra alterne vicende che vedono impegnate forze diverse, saraceni, bizantini, longobardi e tedeschi con Ludovico II che tenta di inserirsi nel gioco politico meridionale, la situazione devolve a favore dei Bizantini che in Puglia assumono un dominio più stabile. Storia drammatica quella della Puglia nei secoli IX e X, storia di cui è difficile individuare uno o più fili conduttori per l'intrecciarsi di rivalità e mescolanze di popolazioni ,comprese quelle ungare e slave. Le popolazioni che lasciarono tuttavia un segno duraturo della loro presenza nella nostra terra furono i bizantini e i longobardi. Al sorgere del secondo Millennio della nostra era, la Puglia è interamente sotto il dominio bizantino ed è governata da un catapano che risiede a Bari. Ed è ancora Bari al centro della più nota rivolta antibizantina pugliese. Nel 1009 dopo la presa di Bitonto da parte saracena, in coincidenza di una spaventosa carestia, si ribellarono Trani, Bitetto, Bitonto e Bari. A capo dei ribelli c'è Melo, ricco ed influente cittadino barese, i cui tentativi falliscono uno dopo l'altro. Secondo la tradizione è a Melo che viene attribuita la causa della presenza normanna in Puglia. Melo incontra nel Santuario di San Michele sul Gargano quaranta pellegrini normanni di ritorno dalla Terrasanta che gli promettono, una volta tornati in Normandia, di trovare aiuti per l'impresa antibizantina. Sta di fatto che un anno dopo i Normanni sono in Italia. Una parte di essi si reca presso il principe Guaimaro di Salerno, una parte a Capua presso Melo che con essi si muove verso la Puglia nel 1017 e sconfigge i bizantini ad Arenola, poi a Civitate, poi a Vaccarizza presso Troia, giungendo fino a Trani. Tralascio di tracciarvi tutta la storia della capillare diffusione normanna in Puglia e in tutta l'Italia meridionale nel primo trentennio del secolo XI, caratterizzato da soprusi e angherie di ogni sorta nei confronti delle città pugliesi, Bitonto inclusa. Ciò che mi preme evidenziare è il fenomeno di ampliamento e trasformazione urbanistica, della costruzione di cattedrali e chiese. Si assiste pertanto ad una vera e propria rinascita delle città che vedono moltiplicarsi il numero degli abitanti. Le guerre, le invasioni, le pestilenze e le carestie, minutamente descritte da cronisti del tempo, sono finite Dopo il primo traumatico impatto fra le popolazioni pugliesi e i Normanni, la situazione generale migliora. Il dominio bizantino è in coma e i valorosi normanni guidati da Roberto il Guiscardo conquistano gran parte della Puglia e diventano i difensori della Chiesa e della Cristianità. E' in questo periodo, dopo il buio dei secoli precedenti che Bitonto emerge. La città diventa dinamica da un punto di vista commerciale; i contatti con l'oriente si infittiscono; l'agricoltura subisce un decollo; l'olio bitontino viene esportato su navi veneziane ed amalfitane verso altri paesi; la città si allarga; gli ebrei bitontini, protetti dai capi normanni, si insediano stabilmente nella zona a ridosso delle mure cittadine dove costruiscono la loro sinagoga. E mentre a Bari si inizia a costruire la basilica di S. Nicola dopo il trafugamento delle sue ossa da Mira da parte di alcuni marinai, Bitonto comincia costruire la sua cattedrale con l'aiuto non solo dei nuovi ceti cittadini composti da nobili e mercanti, notai e giudici, vescovi ed artigiani, ma anche con l'impulso e l'aiuto economico degli stessi normanni e dei loro capi. A questo periodo della nostra storia risale la costruzione anche di altre chiese bitontine. Ricordiamo S. Silvestro, S. Valentino, S. Giovanni, S. Leucio vecchio. L'abbazia di S.Leone invece era probabilmente nata qualche secolo prima se consideriamo che i Benedettini erano già presenti in Bari verso la fine del secolo VIII e che di lì si irradiarono in vari centri della Provincia: Polignano, Conversano, Bitonto. Per quanto riguarda la nostra abbazia, il primo documento di cui si ha notizia risale al 1148, in cui si fa riferimento ad una donazione fatta al detto monastero da Manfredi, marchese di Gravina, di alcune terre poste nel territorio di quella città. Del 1197 è un altro importante documento che riguarda la donazione fatta dalla nobildonna Alvita de Senerchia, moglie di Goffredo di Montalto, all'abbate del monastero di S. Leone. La pace e la prosperità delle città pugliesi e di Bitonto quindi crebbero anche dopo la proclamazione del regno di Sicilia nel 1130. Nonostante i tentativi dell'imperatore tedesco Lotario di Suppliburgo che sulla scia degli Ottoni e di Enrico II tentava l'impresa del Sud, Bitonto rimase fedele a re Ruggero II e perciò molti cittadini furono ritenuti meritevoli di speciale considerazione sovrana. Il re infatti, come è dimostrato da un eccezionale documento del 1151, donò ai bitontini un possedimento di 72 vigne. Fra i fortunati vi fu un certo Andrizzo, cui toccò la porzione di 22 vigne. L'atto di donazione fu steso dal notaio bitontino Giudice Maiore. Con Guglielmo I e II, Bitonto si mantenne fedele alla dinastia normanna. E la pace e la tranquillità perdurarono anche sotto Tancredi. Con la monarchia normanna si era affermata la formazione di uno stato unitario comprendente l'Italia meridionale e la Sicilia. Nell'approfondimento e nello sviluppo di alcune direttrici portate avanti dalla monarchia normanna, si inserì la dinastia sveva sorta dal matrimonio di Costanza d'Altavilla con Enrico VI di Germania. La Puglia, in quanto parte del Regno di Sicilia, fu partecipe e testimone dello sforzo degli svevi. La grande figura di Federico II che succedette ad Enrico VI re di Germania e figlio di Federico Barbarossa, merita un'attenzione tutta particolare. Traccerò comunque solo alcune direttrici per la comprensione di questo periodo storico che ha visto protagoniste le popolazioni pugliesi. L'instabilità, aggravatasi con la morte di Enrico VI avvenuta nel 1197 a Messina era destinata a durare a lungo. Il figlio e successore di Enrico, Federico, bimbo di appena tre anni, rimase affidato prima alla tutela della madre Costanza e dello zio Filippo di Svevia, poi, alla morte di Costanza alla fine del 1198, già incoronato re di Sicilia, a quella del Papa Innocenzo III. Non parlerò in questa sede dell'infelice infanzia di Federico vissuta alla corte di Palermo, oggetto di odi e derisioni da parte dei tedeschi giunti in Sicilia al seguito del padre Enrico VI; né parlerò della politica del papa nei confronti del guelfo Ottone di Brunswich che, pur di ottenere l'autorità sul regno siciliano, fece ampie promesse al papa e alle città pugliesi. A tradimento avvenuto da parte di Ottone che volle unire la corona di Germania con quella di Sicilia, il papa lo scomunicò e favorì Federico verso la candidatura all'impero: corona che ottenne dopo la battaglia di Bouvines del 1214 in cui Ottone fu sconfitto sia dalle truppe francesi di re Filippo di Francia sia da quelle delle leghe tedesche favorite dal papa Innocenzo III. Al ritorno in Italia, Federico II riceveva solennemente a Roma la corona dell'impero dal papa Onorio III a cui promise di tenere separato l'Impero dal regno di Sicilia e di approntare una crociata.In quella occasione promise al papa di debellare le eresie che si diffondevano anche in Puglia. Con l'incoronazione di Federico si concludeva un periodo di vacanza del potere centrale, della quale si erano giovati i baroni infedeli agli svevi per arrogarsi nei loro feudi diritti e abusi. Non è nemmeno il caso in questa sede di seguire Federico nelle sue poliedriche attività: da architetto, a scienziato, da politico a uomo di guerra, da statista ad ornitologo. Un personaggio di così alta levatura non poteva non lasciare un segno imperituro nella sua bella Puglia. E se nella memoria collettiva è ricordato come Immutator mundi, malleus mundi, omnibus potentibus potentior, sappiamo che amava farsi chiamare Puer Apulia: fanciullo di Puglia. E anche Bitonto conserva a imperitura memoria il segno della sua potenza in Cattedrale: l'ambone. E la storia è nota. Forse meno nota è la storia della morte di Federico avvenuta a Ferentino vicino Troia il 13 dicembre del 1250 e la traslazione del suo corpo verso Palermo con un passaggio obbligato a Bitonto come ci racconta nella sua cronaca Matteo Spinelli di Giovinazzo, redatta in volgare. Di documenti di età federiciana che riguardano Bitonto, sono noti alcuni: quello di natura fiscale col quale l'imperatore ordina di tenere uno scrigno chiuso con tre chiavi; quello col quale invita i bitontini a presentarsi a corte a Foggia per esporre i problemi della città; quello che racchiude i nomi di alcuni bitontini ai quali è affidato il compito di tenere in custodia i prigionieri di Cortenuova. Sito Ufficiale: http://www.comune.bitonto.ba.it Hotel B&B Bitonto
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